L’Uccello Padulo è arrivato volando basso ed è stato subito portato tra le future letture, comunque messo in coda agli altri, secondo il giusto ordine di arrivo.

Poi sono andata alla presentazione che Giovanni Lucchese ha organizzato, a mò di show, a Roma presso Lettere Caffè a Trastevere.

La fila per entrare, ogni pizzo di scala e sediola erano buoni per dimostrare di aver trovato posto e fermarsi ad ascoltare.

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La presentazione, con la regina della notte La Fleur du Mal, è stata interessante e divertente e così una volta rientrata a casa l’ho guardato intensamente e portato a letto con me.

Ieri sera l’ho finito ma non ne avevo intenzione, ero a metà solo che poi sono successe delle cose e non potevo non sapere, non capire, fermarmi era

I M P O S S I B I L E.

Giovanni per questo romanzo ha creato Gianandrea Ludovisi, detto Billo, un personaggio come ce ne sono e ne conosco (ahimè).

Nobile e ricco da far impallidire, apparentemente superficialotto e decisamente belloccio.

Billo ha alle spalle una famiglia formalmente perfetta ma emotivamente inesistente.

Tutta formalità e niente cuore.

La madre anaffettiva tutta Xanax e sensi di colpa, il padre poco presente e per quel poco decisamente troppo padre padrone pieno di sé, due inutili fratelli…Il suo legame più forte nella sfarzosa e gigantesca casa che abitano nel cuore dei Parioli è la domestica che si preoccupa e lo redarguisce quando lui sparisce per giorni.

Gli amici poi non ne parliamo, un ginepraio di gente dalla quale sarebbe consigliabile stare lontani, molto lontani.

La sua vita consiste nello spendere come non ci fosse un domani, sballarsi e fare sesso.

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Questo però è il suo mondo, lui è questo. Oppure no?

Billo avrà la possibilità di entrare in contatto con una realtà lontana anni luce dalla sua e saprà riconoscerne il valore andando oltre il pregiudizio.

La scrittura serrata di Giovanni e i colpi di scena che ci lasciano senza fiato ci fanno arrivare al finale di L’Uccello Padulo mentre l’affetto che abbiamo per Billo cresce col numero di pagine lette.

Poteva essere un protagonista disturbante e anche se lo viviamo in situazioni estreme non lo è mai, è provocatorio ma lo capiamo e siamo dalla sua parte.

Molto belli i dialoghi stizziti con la madre mentre Mamma Sophie mi è rimasta nel cuore e non sono la stessa persona. Proprio no!

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