Vite Scritte, una citazione:

“Di Henry James si può dire che fu sfortunato e felice per lo stesso motivo, cioè: era uno spettatore della vita, ne partecipava appena, o almeno non dei suoi aspetti più vistosi ed emozionanti. Eppure condusse per molti anni una vita sociale intensissima e fra le più allegre, al punto che in una sola stagione mondana, quella del 1878-79, fu inviato a cena (e accettò) precisamente centoquaranta volte. Era l’epoca in cui non c’era prima né festa che non si ritenesse malriuscita se lui non era presente.”

Attraverso diari, biografie, testimonianze, Vite Scritte ci illustra l’umanità degli autori che Javier Marías ha selezionato sulla base del suo gusto di lettore e, al contempo, rappresenta un raffinato elogio dei libri. Perché la letteratura passa anche attraverso i volti, gli sguardi, i gesti quotidiani di chi le ha dedicato i giorni della propria vita.

Marías si propone qui di trattare gli scrittori non come autori, bensì come personaggi. Non busti di marmo o dipinti a olio, ma protagonisti letterari, al pari di quelli dei romanzi che hanno scritto, animati dalle passioni più intense o vittime delle più imbarazzanti ossessioni.

Al di là della sete di conoscenza, esiste senz’altro in ogni lettore una certa pulsione voyeuristica, che lo spinge a voler conoscere i segreti dei propri autori favoriti.

«Con il passare del tempo mi sono reso conto che, se mi è piaciuto scrivere tutti i miei libri, è stato con questo che mi sono divertito di più. Forse perché, oltre che “scritte”, queste vite sono state “lette”», come scrive lo scrittore iberico nella premessa.

Forse perché questo libro nasce come una sfida che Marìas, maestro della digressione, lancia a se stesso: scegliere un certo numero di autori e trattarli come personaggi letterari, rivelando particolari curiosi delle loro vite, troppo spesso trascurate a favore delle loro opere immortali. La scelta e l’ordine di apparizione sono arbitrari, ma l’autore si impone due regole: che gli autori non siano spagnoli e che non siano scrittori viventi.

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Tra questi ventisei ritratti si incontrano, tra gli altri, Faulkner che scrive per poter comprare cavalli, Conrad in un’insolita versione sulla terraferma, una Blixen seduttrice di giovani poeti, Joyce grande estimatore dell’attività scatologica della moglie Nora – che forse non a caso lo definì «un fanatico» -, Tomasi di Lampedusa emblema del fumatore accanito e proverbiale autore postumo, Conan Doyle che bramava di uccidere Sherlock Holmes, Rimbaud che intratteneva un pessimo rapporto con l’igiene.

Alcune storie si intrecciano, legate da una cordiale antipatia o da un reciproco rispetto – se non affetto, in taluni casi – oppure si ingarbugliano in astiosi legami familiari, come succede per Madame du Deffand e Julie de Lespinasse mentre, come in una singolare mise en abîme, l’infanzia di Kipling e delle sorelle Brontë diventa «dickensiana» e la toccante corrispondenza tra gli affezionati Turgenev e Flaubert ci ricorda come l’amicizia tra galantuomini possa essere ancor più potente della stima tra colleghi.

Marìas, oltretutto, non cerca l’imparzialità, mostrando un sincero amore per quasi tutti gli autori e autrici tranne che per Mann, Joyce e Mishima, verso i quali proprio non riesce a provare simpatia, forse perché si prendevano troppo sul serio.

Corredato delle immagini color seppia di questi artisti, in forma di cartoline collezionate dall’autore, Vite Scritte ci accompagna in un viaggio insolito e appassionante che sazia la pruderie sugli aneddoti riguardanti le vite di alcuni degli scrittori più grandi, un divertissement che può allietare con intelligenza e ricercato spasso un intero pomeriggio.

In questi tempi fatui ma scialbi, non mi pare cosa di poco conto.

VITE SCRITTE – EINAUDI – 2019