Federico Van Stegeren, dopo la recensione del suo Il Cartello Olandese, ci concede una generosa intervista.

Come è nata l’idea de Il Cartello Olandese?

La storia è nata intorno alla figura di mio fratello che nella sua vita si è dedicato a creare i primi coffee shop in Olanda. E’ stato il primo a capire come rifornirli. Il problema era quello. La legge olandese in merito, pensa, è stata scritta in una maniera tale che tu puoi, sì vendere, ma non parla di come puoi rifornirti. Un coffee shop medio vende cinque o sei chili al giorno ma come compra sono affari suoi. Fino a che coltivi in Olanda, chiudono un occhio, è fatto apposta, ma è una legge traballante, così ti possono chiudere quando vogliono. Però se tu vai all’estero a comprare, per esempio in Marocco o in Libano, trovi delle grosse difficoltà per l’importazione perché negli altri Paesi è tutto vietato. Allora corri dei rischi che sono come quelli dei cartelli della cocaina del Sud America, per fare un esempio.

Però il racconto di Il Cartello Olandese l’ho ambientato a metà degli anni Settanta, ovvero quando iniziò la vendita nei coffee shop.

Era “un periodo romantico”. Invece adesso tutto il traffico di marijuana, e altre sostanze, è in mano ai marocchini. In Olanda vivono più di due miloni di marocchini. In questa attività hanno completamente messo fuori gioco gli olandesi. Hanno preso in mano tutto loro con una violenza pazzesca. Poco tempo fa, hanno ucciso il “Saviano olandese” che era un avvocato che difendeva le cause giuste, eccetera, e per non aver difeso uno del loro clan, l’hanno aspettato fuori casa. E gli hanno sparato in faccia. Perciò in Olanda sta diventando pesantissima la situazione ma non per colpa degli olandesi. Infatti la chiamano la ‘mofia’, la combinazione tra Morocco e mafia. Hanno in mano tutto loro. Io però, dicevo, nel libro parlo del periodo precedente che era molto carino perché i ragazzi erano anche degli idealisti come gioventù locale di allora. Cioè fricchettoni, libertà, canna libera, sesso libero.

Le storie raccontate nel libro sono tutte vere?

Sono vere. La guerra in Libano. La storia dei camion che poi scambiano con tre tonnellate di fumo. La prigione è vera. Il protagonista si è beccato l’aids in prigione, essendo in cella con venticinque arabi, un bel ragazzo biondo puoi immaginare la fine che ha fatto. L’attesa in Marocco con due tonnellate di ‘fumo’ è vera. La barca che doveva prenderlo rischiava di affondare e lui lì ad aspettare sulla spiaggia marocchina. E la barca non arrivava. Sono tutte avventure vere.

Anche la barca è realmente esistita, la Avalon, con la poppa che si calava in acqua e tornava su con un gps e poi veniva recuperata in seguito.

Il finale invece è un po’ fantasioso. Lì ci ho messo la parte mistica del libro. Il sogno che lui ha quando è dallo sciamano che rivede tutta la sua vita. Sogna sotto l’effetto delle droghe.

Il libro è dedicato a mio fratello che non è quello che si è beccato l’aids nel libro ma due anni fa ha avuto un ictus. Questo libro glielo dovevo. Adesso che sta un po’ meglio glielo ho fatto leggere perché parla l’italiano anche lui e mi ha detto, sconvolto dalla sua stessa vita: “ma io ho fatto tutto questo?” Io gli ho risposto che non aveva fatto proprio tutto. Sai come sono gli scrittori, no? Cinquanta percento fantasia, cinquanta percento verità.

A proposito di scrittori, come scrivi i tuoi libri?

Non sono come Dan Brown che fa un anno di ricerche prima di scrivere un libro. Io lo scrivo con spontaneità. Lo scrivo sfruttando il linguaggio radiofonico (Federico Van Stegeren è un’icona radiofonica: Federico L’Olandese Volante). In radio siamo abituati a riassumere i concetti. Fai conto da un quarto d’ora di parlato può uscire al massimo un cinque minuti radiofonico. Ed è lo stesso procedimento che ho usato in fase di scrittura del libro.

Per esempio anche il mio libro precedente, un giallo ma non alla Faletti, si chiama Il Principato, edito da Arcana, ha questa compressione.

E’ dovuto anche alla mia cultura letteraria. Italiana, inglese, ma anche quella americana che è molto compressa. Per esempio personaggi americani come Don Winslow, questi qua che parlano di droga nel sud della California, questi hanno uno stile e una velocità nello scrivere che tu un libro lo divori. Uno stile che purtroppo in Italia non abbiamo ancora.

Questa ipocrisia tra la vendita nei coffee shop e l’importazione illegale, frutta allo Stato olandese?

Sì, lo Stato prende il venticinque o trenta percento di tasse su ogni prodotto. Poi la domanda da quando è stata liberalizzata la cannabis, che c’era già una forte domanda ovviamente ma era illegale, invece è rimasta la stessa. Cioè non è aumentata grazie alla liberalizzazione. Il che vuol dire che chi consumava prima, consumava dopo. Quindi se uno fa una legge sulla liberalizzazione, sarebbe da dire ai politici italiani, non vuol dire per forza che tutta la nazione si mette a fare le canne. Anzi, chi si faceva le canne prima, adesso se le fa legalmente.

Il fatto poi d’importare queste sostanze attualmente è diventata anche una questione criminale.

Se in Olanda i clan marocchini hanno tutto questo potere è perché la legge non è chiara. Infatti c’è la sinistra che adesso dovrebbe tornare al potere. Ci è stata per trent’anni poi ha vinto il partito di destra. La prima cosa che ha fatto il partito di destra è stato restringere la legge, chiudere i coffee shop, chiudere il quartiere a luci rosse, credendo che limitando proteggeva i cittadini. Invece non li proteggono perché li mettono nelle mani della mafia che è molto peggio.

Ti faccio un esempio, dall’Albania arriva dell’erba che è assolutamente tossica perché gli albanesi con prodotti chimici fanno una biocultura di marijuana con tre raccolti all’anno.

E’ impossibile, non si può fare naturalmente. Cioè, il buon giamaicano fa un raccolto all’anno e basta. Invece l’erba albanese è piena di prodotti chimici e a fumarla fa veramente male. In tutto il sud Italia, fino a Roma, arriva l’erba albanese a chili alla volta e la fumano tantissimi ragazzi. E’ una roba brutta. Ovviamente nessuno ne parla.

Progetti per il futuro?

Allora, il primo libro che ho scritto nel duemila, si chiamava Sugar, parlava della fondazione delle prime radio. Il secondo, come dicevo, è il giallo dal titolo Il Principato. Il terzo è Il Cartello Olandese. Adesso sto iniziando a scrivere il quarto che sarà un romanzo dove svelo tutti i retroscena degli anni Ottanta, con nomi cambiati ovviamente, collegati al Festival di Sanremo. Sarà una bomba perché farò delle rivelazioni su come il festival sia sempre stato corrotto.

IL CARTELLO OLANDESE – MONDADORI ELECTA – 2019