Recensione di Addio All’Irlanda – Ann Moore


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Addio All’Irlanda. Il romanzo di Ann Moore è un fiume di emozioni, un fiume in piena capace di travolgere.

La scrittrice inglese ha il merito di trasportare il lettore, di traghettarlo. Un po’ come fece il capitano Reinders con le povere famiglie irlandesi in cerca di fortuna.

La Grande Carestia, causata dalle malattie delle patate, colpì l’Irlanda intorno alla metà del 1800 provocando una catastrofe. Economica e demografica.

In altre parole povertà, disperazione, sconforto. Infine la morte.

Esattamente come la dolorosa esistenza di Grace e della sua famiglia in viaggio verso una vita dignitosa. Una vita rispettabile, lontana da sofferenze indicibili.

In Addio All’Irlanda è centrale il tema del viaggio. Quello alla ricerca della fortuna, quello direzione Stati Uniti. Spesso passando proprio per la maledetta Inghilterra, la “Perfida Albione”: “…costretti a strisciare per raggiungere l’Inghilterra in cerca di cibo, di un posto in cui dormire, di un passaggio verso una vita migliore.”

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Ad attendere Grace non c’era il paradiso ma qualcosa che era lontano anni luce dall’esserlo. L’aspettava una terribile quotidianità, fatta di miseria e di angoscia. Ma anche piena d’amore.

“Niente soldi, niente pane, nessuna prospettiva di un alloggio migliore; solo il letame incollato alle scarpe, il puzzo di tabacco e whisky scadente e un velo di amarezza sul viso…”

Gli emigrati irlandesi costretti a convivere con un razzismo dilagante, un disprezzo che non faticava a palesarsi:

“La mascella volitiva degli irlandesi, era una chiara prova della loro intelligenza inferiore, altresì confermata dallo spregevole stile di vita che conducevano, dalla loro dipendenza da un governo straniero e dall’ostinazione a basare i raccolti su un’unica, inaffidabile coltura.”

Ma il desiderio di una terra promessa era troppo forte, la voglia di dignità di questa povera gente soffocava ogni difficoltà, anche le atrocità più spaventose:

“…una dopo l’altra le navi depositavano il loro carico di umani e gli immigrati scendevano barcollando, crollavano a terra, la baciavano e piangevano.”

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Negli Stati Uniti gli irlandesi si moltiplicarono, si mischiarono, si fusero con il tessuto cittadino. Il loro cuore, però, rimase lì. Fermo nella terra natia, una terra sciagurata che anche il buon Dio pare avesse messo nel cassetto dei ricordi:

“Poi si fermò a scrutare l’orizzonte, dal quale il sole iniziava a fare capolino. Est, stava guardando a est, verso l’Irlanda e tutto ciò che aveva lasciato.”

Addio All’Irlanda racconta una storia incredibile, degna dei migliori classici della letteratura.

Quella di Grace, di Mary Kate, di Liam, del capitano Reinders.

È la storia di un milione di irlandesi, forse di più. Una storia di esuli che parlano ora lingue straniere.

Di un milione di volti diversi, persi in paesi lontani. Di sicuro Stati Uniti, Canada, Australia, magari Inghilterra.

Ma con un solo grande cuore irlandese.

“Strisciavano come patetici mendicanti quando nel cuore sapevano di essere re.”

ADDIO ALL’IRLANDA – BEAT EDIZIONI – 2017

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