Recensione di Quelli Del San Patricio – Pino Cacucci

Recensione di Quelli Del San Patricio – Pino Cacucci

Quelli del San Patricio. Lealtà, dignità, fedeltà, orgoglio.

Ingredienti imprescindibili per un soldato, qualità che non sono di certo mancate nel Battaglione San Patricio.

Una storia dimenticata, per certi versi un po’ scomoda quella di questo indomabile gruppo di uomini, capaci di dimostrare al mondo che l’onore viene prima di tutto.

Pino Cacucci, l’autore, centra in pieno l’obiettivo. Da fuoriclasse. Il testo è dinamico, coinvolgente, commovente e ruvido. Un bel mix che consente al lettore di immergersi totalmente nella lettura.

Stati Uniti e Messico, mondi distanti, ambizioni distanti.

La prima, superpotenza con ambizioni espansionistiche, la seconda tanto rappresentante del mondo contadino quanto dignitosa delle proprie origini. Motivo della contesa, l’annessione americana del Texas, della California. In sostanza, buona parte del territorio messicano.

E di mezzo cosa si trova? Gli Irlandesi. Sì, perché, la carestia delle patate scoppiata nell’isola verde aveva costretto un gran numero di abitanti ad emigrare negli Stati Uniti in cerca di fortuna:

“Ero un ragazzo con i capelli rasati a zero per i pidocchi e le croste in testa, quando salii a bordo di un vascello in partenza per l’America. La carestia delle patate non ci lasciava altra scelta: o emigrare al di là dell’Atlantico, o crepare di fame.” A parlare è John Riley. Un nome da non nascondere tra i polverosi libri di storia: il tenente di artiglieria a capo del Batallón San Patricio.

Gli emigrati dall’isola verde a metà dell’800 hanno vissuto una vera e propria forma di razzismo: “Ci considerano pezzenti e miserabili che rubano loro il lavoro, portano malattie, infettano l’ambiente e professano religioni retrograde.”

Gente con la testa dura, che non si arrende. E che combatte. Molti irlandesi desiderosi di paga e, magari, di cittadinanza americana, si arruolarono nell’esercito statunitense. Qui si scontrarono con la durissima realtà della guerra.

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Crudeltà, atrocità, angherie di ogni tipo. Gli americani si macchiarono delle più ripugnanti vessazioni ai danni dei messicani, considerati dei primati: “Quelli sono feccia, un branco di scansafatiche, per giunta idolatri e superstiziosi. Al confronto, i nostri negri sono grandi lavoratori, e comunque meno riottosi e portati a piantarti una pallottola nella schiena.”

Insomma come gli irlandesi: “…ed erano pure cattolici. Perché scomodarono anche la religione, per la crociata alla rovescia. Bibbia alla mano, i coloni protestanti del Texas erano convinti di compiere una missione divina.” Insomma, veramente come gli irlandesi.

Quelli del San Patricio racconta che non ci volle molto perché le due compagini familiarizzassero. Troppe similitudini, tanta la sofferenza da condividere: “Agli stati maggiori giungevano rapporti di soldati e sottoufficiali che si recavano a messa nelle chiese cattoliche o che si esponevano per difendere i nativi in dispute con i coloni, e addirittura di relazioni amorose tra militari irlandesi e donne del posto…”

Il buon Riley trovò l’amore nella bella e dolce Consuelo. Un amore che saldò ancora di più il legame tra i due gruppi. Sempre che ce ne fosse stato bisogno.

In questo assurdo conflitto non si contarono i disertori. Irlandesi e non solo si unirono al valoroso popolo messicano perché stanchi di una guerra ingiusta, nauseati dalle ripugnanti azioni dell’esercito statunitense: “…di quale colpa si erano macchiate le genti del Messico per subire tanti orrori? Quale affronto avevano fatto agli Stati Uniti d’America per meritare tale spietatezza?”

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In Quelli del San Patricio non può che affiorare quella rabbia contro gli inglesi, quell’avversione innata: “Era forse l’indole da perdenti di tutti noi irlandesi? Se c’è una causa persa, eccoci pronti, ci buttiamo a capofitto. Nasciamo in una terra di vinti, succhiamo rabbia e rancore con il latte materno, cresciamo nell’odio per gli invasori…”

E questa voglia di urlare al mondo quant’è bello essere irlandesi, quanto è dignitoso sventolarlo al nemico. Caccucci racconta: “Si dotarono di una bandiera di battaglia, verde, con ricamati in oro l’arpa celtica, il trifoglio e l’effige di San Patrizio. E la scritta Erin Go Bragh, Irlanda per sempre.”

Una guerra vera, sanguinosa ma terribilmente impari. Dove la disparità di armi e di uomini fu evidente ma non fu sufficiente a scalfire l’integrità dei guerriglieri messicani. E dei loro amici irlandesi.

Il Battaglione uscì sconfitto sul campo, ma non nell’anima.

“Misero i cappi attorno ai colli. Patrick Dalton guardò verso l’amico flagellato e marchiato a fuoco. E John Riley, con le ultime forze, urlò con tutta la voce che gli restava: “Batallón San Patricio!” “Presente!” risposero all’unisono gli irlandesi.”

Lealtà, dignità, fedeltà, orgoglio. Ingredienti imprescindibili per un soldato.

Soprattutto se irlandese.

QUELLI DEL SAN PATRICIO – FELTRINELLI – 2015

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