Cambiare L’ Acqua Ai Fiori è la storia di una donna, Violette, custode di un piccolo cimitero in una cittadina della Borgogna.

Sin dall’inizio del romanzo sentiamo che la rotta ci condurrà lontano. Le descrizioni, i rimandi iniziali alla quotidianità di Violette, non sono altro che il preludio a una trama narrativa complessa.

“Parlo da sola. Parlo ai morti, ai gatti, alle lucertole, ai fiori, a Dio (non sempre gentilmente). Parlo a me stessa, mi interrogo, mi chiamo, mi faccio coraggio.”

In Cambiare L’ Acqua Ai Fiori siamo spinti a voler conoscere sempre di più questa custode “sui generis”. A tratti ci immergiamo con lei in un’atmosfera sospesa, con i ritmi scanditi da un “non-tempo”.

A tratti… ma non sempre.

Il piccolo cimitero appare come il luogo della memoria, ma anche del paradosso. Tutto e tutti, intorno alle dimore dell’eterno riposo, brulicano di vita e concretezza: dalle amicizie di Violette, ai colleghi, agli animali, alla casa con il florido orto, ma…

C’è sempre un “ma” dietro la tranquillità apparente. Pagina dopo pagina un dubbio si insinua nel lettore. E si insinua abilmente grazie ai dettagli che l’autrice “sparge” qua e là.

Chi è veramente Violette. Qual è il suo passato?

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Cambiare L’ Acqua Ai Fiori diventa un meraviglioso ibrido dove più generi si incontrano: dal giallo allo psicologico.

Attraverso numerosi flashback, apprendiamo che Violette è stata sposata, con un marito anaffettivo e traditore. Che ha incontrato il dolore, quello che ti strappa l’anima, l’angoscia della perdita e la privazione dell’amore. E che ha un conto in sospeso con la vita.

Ma Violette si appresta a vivere anche un presente che vuole darle una seconda possibilità, grazie alla gioia dell’incontro, dell’empatia e alla forza di progettare una rinascita.

“Che sono le lacrimanze? E’ una parola che ho inventato io e che riunisce malinconia, sensi di colpa, rimorsi, passi avanti e passi indietro. Tutte le cose che ci avvelenano la vita, insomma, quelle che ci impediscono di evolvere.

Cambiare L’ Acqua Ai Fiori è il romanzo sulla gestione della sofferenza; sull’importanza della cura di noi stessi e degli altri; sulla potenza della memoria; sulla forza di convivere con l’assenza e con i rimpianti; sulla possibilità di rinascere e di amare, di nuovo.

Sarò sincera non volevo iniziare questo libro… non so il perché, fatto sta che una volta terminato, non riuscivo più a lasciarlo andare.

Volevo restare con Violette a chiacchierare ancora un po’.

CAMBIARE L’ ACQUA AI FIORI – EDIZIONI E/O – 2018