Le Vie Dei Topi, una citazione:

“I giorni mi trascorrono accanto. Ripeto gli stessi gesti. Gli stessi sorrisi. Prendo la medesima penna per mettere l’identica firma in fondo ai medesimi documenti. Giungendo in ufficio, spio ogni mattina il serpentone di connazionali che si snoda sulla via, lungo il marciapiede, fino alla porta del consolato. Ho paura di sorprendere in quei volti un’altra madre alla ricerca del figlio scomparso. Che so di non poter trovare. I giorni scivolano via in questa città sconosciuta, tra le mura di questo palazzone anonimo, grigio di trascuratezza, che dietro l’apparenza amichevole, nasconde qualcosa che continua a sfuggirmi. E mi fa paura.”

Perché molti chiedono al nuovo Console d’Italia, appena giunto a Buenos Aires, se per caso conosca un misterioso personaggio che si fa chiamare l’Ufficiale? Quest’uomo, un italiano, una “primula rossa”, sembra interessare molto le Forze Armate e i Servizi argentini. E non solo.

La Via Dei Topi evoca la storia, poco conosciuta, dell’arrivo in Argentina dalla Germania, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, di gerarchi nazisti, scienziati, tecnici, materiali di uso bellico e ingenti capitali grazie all’organizzazione segreta O.D.E.S.S.A.

Il mistero ruota attorno alla destinazione finale di questi uomini e al progetto che li animava: tutto sembra indicare un luogo nascosto in Cile, Villa Baviera. La svolta giungerà in seguito a una temeraria spedizione al Monte Innominato, nel profondo sud argentino, a fianco della “via dei contrabbandieri”, che d’estate consente il passaggio tra Argentina e Cile sul Ghiacciaio Continentale.

Questo romanzo storico – che, come tale, non ha la pretesa di essere un saggio – racconta anche l’esperienza di Emilio Barbarani come console generale in Argentina nel 1973-74, nel breve periodo di ritorno al potere di Peròn, prima della brutale dittatura instaurata dai militari nel 1976, che proseguirà poi nel 1974 a Santiago, allora sotto la dittatura di Pinochet.

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Pochi conoscono meglio dell’Ambasciatore Barbarani la situazione politica dell’America Latina in quegli anni, anche perché la sua familiarità con la lingua e gli usi e costumi locali (ha passato l’infanzia in Argentina, figlio di genitori emigrati) e il suo occhio di diplomatico non schierato gli hanno consentito di formarsi un giudizio storico originale, aldilà della facile retorica politica.

La Via Dei Topi verte su uno dei grandi interrogativi del dopoguerra: la presenza di alti gerarchi nazisti in Argentina e in Cile: una storia che si snoda fra Buenos Aires e la cordigliera delle Ande, dove le impervie vie dei contrabbandieri, le vie dei topi, appunto, venivano utilizzate per mettere in salvo i criminali nazisti, i loro tesori e forse anche gli arsenali bellici con la complicità di simpatizzanti nazisti argentini, di Pinochet (che si circondava di criminali del Reich), di servizi segreti e logge massoniche, persino di alcuni settori della Chiesa cattolica.

Colonia Dignidad, strano nome per un covo di nazisti emigrati in Cile dopo la rovina del Terzo Reich, era il rifugio cercato dai cacciatori di criminali nazifascisti, identificato solo attraverso alcune coordinate geografiche, alle quali mancava però un fondamentale tassello per la compiuta individuazione.

Il romanzo, costruito come un giallo, tende proprio all’identificazione di questa famigerata colonia ma, soprattutto, a far luce su una parte di storia sconosciuta ai più e al ricordo del dramma della guerra sucia e dei desaparecidos argentini, alcuni anche di nazionalità italiana.

Sulla falsariga della attuale serie TV “Hunters”, Barbarani mischia abilmente certezze storiche e finzione narrativa, regalandoci un libro avvincente che riesce a far riflettere sui lati più oscuri della storia recente europea e sudamericana, a lungo sottaciuti.

Perché solo la memoria permette di prevenire.

LA VIA DEI TOPI – IANIERI EDIZIONI – 2019