Recensione di Meccanoscritto – Collettivo MetalMente


Meccanoscritto Recensioni

Meccanoscritto è un libro “singolare” visto che parte da un progetto esistente che è stato ripreso e “aggiornato”.

Era il 1963 e la FIOM di Milano decise di indire un concorso letterario, il vincitore avrebbe avuto centomila lire, la giuria composta da Giovanni Arpino, Franco Fortini, Luciano Bianciardi e addirittura…Umberto Eco.

I concorrenti dovevano scrivere racconti ispirati alla vita all’interno delle fabbriche, senza esclusione di colpi, diritti e doveri, ingiustizie, lotte, conquiste. Si sa che il lavoro in fabbrica forgia l’anima, prima che il corpo alla resistenza. La voce che ne nasce dalla fatica e dalla ripetitività dei gesti all’interno della fabbrica ha fatto sì che uscissero fuori racconti estremamente interessanti e fruibili al pubblico.

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Ivan Brentari, scrittore e storico, ha deciso di riportarli “alla luce” e di aggiungere, a quelli del 1963, altri racconti scritti dagli operai di oggi.

Il progetto da cui nasce Meccanoscritto quindi prevede una scrittura collettiva, viene coinvolto anche Wu Ming 2 (Giovanni Cattabriga) e nasce il collettivo MetalMente.

Un collettivo è già di per sé una fucina di idee. Ma se nasce da un’esperienza simile, se possibile, è ancora qualcosa di più

Mezzo secolo di storia del lavoro, da cui emerge  un sindacato degli anni Sessanta  che “attaccava” e un sindacato dei nostri giorni intento a difendersi. Una interessante “riflessione narrativa” su temi come il diritto allo sciopero, l’articolo 18, le recenti novità del Jobs Act.

In Meccanoscritto, ai racconti si intrecciano “parentesi” storiche,  sociologiche, pagine di economia, c’è il racconto della disfatta di grandi gruppi come Breda e Siemens.

Ed è incredibile come la storia s’impasti coi racconti in maniera sublime.

Cosa è cambiato dunque tra ieri e oggi? Quanto contano i ricordi nell’analisi del presente?

Meccanoscritto è un libro di storia contemporanea che DEVE essere letto.

MECCANOSCRITTO – EDIZIONI ALEGRE – 2017


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