Quattro Capanne, una citazione:

“Thoreau, Kaczynski e Le Corbusier rappresentano tre immagini delle età e delle virtù dell’uomo: sono ancora una volta il senso della vita, la sua irrisolvibilità. Tutti in anticipo sul proprio tempo ma, come nell’aforisma di Wittgenstein, raggiunti da questo stesso tempo in modi diversi”

Quattro Capanne – o della semplicità – rappresenta il tentativo di ridurre a unità filosofia e architettura, discipline che da sempre insegnano all’uomo come abitare idee e spazi.

Lo spirito del tempo impone una riflessione piuttosto urgente sui modi di vita alternativi a quello dominante perché lo scenario che abbiamo davanti non è per nulla rassicurante.

L’età media mondiale si abbassa di nuovo, lo stress è quasi naturale, le malattie aumentano, i climi si ribellano all’uomo, il mondo suggerisce troppo spesso l’immagine di un abisso.

La semplicità, come tecnica di sottrazione del fare, sembra essere una soluzione tutta interna all’Oriente tradizionale di cui è poi specchio la passione imitativa, spesso ingenua se non ridicola, dell’Occidente contemporaneo.

È peraltro sbagliato guardare a un Oriente ormai inesistente, perché se è la semplicità che vogliamo comprendere esistono delle storie occidentali, più inserite all’interno dei nostri parametri culturali e quotidiani, che possono insegnare molto.

Cos’hanno in comune un pensatore-scrittore con la passione per la natura e il vagabondare, un enigmatico terrorista ex professore di matematica a Berkeley, un architetto pioneristico e un geniale filosofo che hanno rivoluzionato i linguaggi e le prospettive non solo delle loro discipline, ma della cognizione moderna del mondo?

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Quattro uomini molto diversi tra loro, per formazione e aspettative, che decidono il loro “buen retiro” in modo simile: quattro capanne, architetture semplici, somiglianti e isolate.

Una trasformazione dell’esistenza non può che essere un processo radicale e il quadrilatero delle capanne è il punto più estremo di questa radicalizzazione: delle nuove forme di vita, attraverso dei nuovi spazi per la vita.

Sulle sponde di un lago, nel fitto di un bosco o in una baia rocciosa, quattro dimore essenziali e archetipiche attraverso le quali una vita torna a essere una forma di vita tra le altre: alberi, terra, acqua e animali, così l’uomo si approssima a una semplicità che va per sottrazione al midollo delle cose.

Abitare una capanna – che si tratti di Thoreau, Theodore “Unabomber” Kaczynski, Le Corbusier o Wittgenstein – è un gesto inattuale che ricostruisce attorno a sé tempo, percezione, esperienza, pensiero, rifondando la meraviglia dell’aderenza al reale.

Lo spazio in cui si colloca questo libro è spurio: è un testo di filosofia, nel senso forse più profondo possibile, eppure parla delle vite, delle svariate vite, che ognuno di noi potrebbe trovarsi a sperimentare sapendo scegliere una strada piuttosto che un’altra.

Thoreau, Kaczynski, Le Corbusier e Wittgenstein sono anche, e qui sta il punto centrale, quattro metafore di esistenze possibili.

Davanti a un problema, tanto filosofico quanto architettonico o politico, queste figure hanno agito in modo immediato e hanno dimostrato, attraverso i fatti, la realizzabilità del loro specifico progetto di vita.

Per testare un argomento non bastano logica o verificabilità ma è necessario, ove possibile, metterne in pratica immediatamente le diverse conseguenze.

Leonardo Caffo insegna Filosofia teoretica al Politecnico di Torino e Fenomenologia delle arti visive contemporanee alla NABA di Milano.

Quattro capanne inaugura un progetto di ibridazione concreta tra filosofia e architettura: “Una capanna nel bosco”, spazio fisico e insieme ideale per sottrarre il corpo alle sovrastrutture sociali cui l’urbanità ci costringe.

Un esperimento che intende dimostrare come sia possibile costruire e abitare uno spazio di libertà al di fuori della gabbia dorata nella quale, come specie, ci siamo rinchiusi.

Un piccolo seme di altri mondi possibili.

QUATTRO CAPANNE – NOTTETEMPO – 2020