Gainsbourg SCANDALE!, una citazione:

“Questa è la storia di un uomo alluvionato nell’anima. Una storia così autentica e potente che è andata oltre la morte, perché della morte – persino quando ci si è presi gioco di lei tante volte – ci si può anche dimenticare. Serge Gainsbourg è l’uomo che ha fatto dell’Amore la sua musa, la sua condanna, la sua vocazione. Amore per la bellezza, amore per l’arte, amore per la tragicità, per la provocazione, per lo sberleffo, per l’ironia, per le donne: molte, bellissime, iconiche. Per una in assoluto, Jane Birkin.”

Si è detto e scritto tanto sul “personaggio” Gainsbourg, forse invece troppo poco sull’uomo Serge (nato Lucien Ginsburg da una famiglia di ebrei ucraini) e sul suo percorso umano e professionale.

Jennifer Radulovic, a 28 anni dalla morte con Gainsbourg SCANDALE! colma finalmente questa lacuna consegnandoci il ritratto a tutto tondo di uno dei più grandi giocolieri della parola del XX° secolo.

Ammaliante, tenebroso, intellettualmente raffinatissimo e musicalmente meticoloso, Gainsbourg, attraverso un singolare connubio di riferimenti eruditi e di rimandi popolari, ha sempre espresso una sensibilità fuori dal comune, interpretando come pochi altri lo spirito dei tempi.

É stato forse il paroliere più prolifico mai vissuto, autore di oltre 1.400 canzoni, da singoli a concept album, colonne sonore per film e musical, jingle per spot televisivi e radiofonici, spaziando dalla musica classica – alla quale è stato educato e formato dal padre, eccellente pianista nei nightclub e nei cabaret – al jazz, dal rock fino al reggae degli ultimi anni di vita.

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Prima pittore, poi musicista, compositore, cantautore, attore, dandy e playboy (anche in modo preterintenzionale), divo e provocatore, regista e romanziere, nella sua singolare e fecondissima carriera Serge ha creato testi immortali anche per Juliette Gréco, Françoise Hardy, Brigitte Bardot, Petula Clark, France Gall, Isabelle Adjani, Catherine Deneuve, Vanessa Paradis oltre che, naturalmente, per la sua musa per eccellenza Jane Birkin, con la quale ha formato un sodalizio artistico e sentimentale feticcio per la Francia negli anni ‘70 e ‘80.

Insieme, raggiunsero nel 1969 un successo planetario con la scandalosa Je t’aime… moi non plus”, la prima canzone erotica della storia che si guadagnò la scomunica dell’Osservatore Romano e la condanna censoria in numerosi paesi.

I due rimasero indissolubilmente legati anche dopo la fine della loro lunga relazione, dalla quale germinò la divina attrice e cantante Charlotte Gainsbourg.

Ammiratore dei pittori Thomas Gainsborough (che omaggia attraverso il suo nom de plume) e Salvador Dalì (dal quale prenderà l’amore per le pareti totalmente dipinte di nero, come si può tuttora osservare nella sua casa–museo al 5 bis di Rue de Verneuil, nel quartiere di Saint-Germain-des-Prés), di Boris Vian e di Jacques Prévert, delle pagine di Nabokov, Verlaine, Dostoevskij. E mi fermo qui, senza entrare nei gusti e nelle citazioni musicali e sinfoniche, che altrimenti faremmo notte.

Amante del lusso, delle belle donne, delle sigarette Gitanes, del Pastis e dello Champagne, dell’oscurità e degli eccessi, Gainsbourg è stato un fine esteta prestato agli Inferi.

Un uomo complesso che ha incarnato il genio e la sregolatezza non fini a se stessi ma come estrinsecazioni necessarie e volatili di una sensibilità spiccata fusa a uno sguardo cinico sul mondo e sui suoi meccanismi antropofagi.

«Conosco i miei limiti. Ecco perché sono oltre», disse una volta Serge, l’uomo che confuse incessantemente arte e realtà, fino a consumare se stesso.

Continuando, ancor oggi, a scandalizzare ma, soprattutto, a sedurre.

GAINSBOURG SCANDALE! – PAGINAUNO – 2019