Willard E I Suoi Trofei Di Bowling, una citazione:

“Una cinquantina di trofei di bowling e un grosso uccello di cartapesta possono risultare molto ingombranti e quel salotto di San Francisco confermava che è proprio così. C’erano anche due sedie e un divano, un grammofono e un televisore rotto, ma Willard e i suoi trofei di bowling li facevano sembrare quasi invisibili, come se nella stanza non ci fosse altro che Willard e i trofei. Poi si dice la personalità.”

Una sera di settembre, in una San Francisco che sembra lontana anni luce dalla città che ha cullato i sogni e le utopie del Flower Power, in uno stabile su Chestnut Street Constance e Bob sono immersi in un delirio di giochi erotici, ispirati alla Histoire d’O e ai lirici greci, cercando così di salvare un matrimonio sprofondato nell’afasia.

Al piano di sotto, invece, abitano Patricia, insegnante di spagnolo, e John, regista di chiara fama e appassionato del Johnny Carson Show. Il loro sembra un ménage perfetto, l’esatto opposto di quello dei loro vicini, non fosse altro che al centro del loro salotto troneggia Willard, un enorme, strano uccello-totem che non smette mai di fissarli.

In una pensione pulciosa, non troppo lontano dal palazzo dove vivono le due coppie, i tre fratelli Logan non si danno pace: qualcuno ha rubato i cinquanta trofei che li avevano resi delle autentiche leggende del bowling sin dall’età giovanile.

Dopo tre lunghi anni di ricerche, è arrivato il momento di recuperare il maltolto e di vendicarsi del ladro. Anche se, per riuscirci, dovranno gettare la maschera da bravi ragazzi e trasformarsi in una banda di assassini, diventando ciò che avevano sempre disprezzato.

In Willard E I Suoi Trofei Di Bowling, con la pirotecnica inventiva che lo ha reso un autore di culto, Richard Brautigan gestisce come un raffinato burattinaio le traiettorie esistenziali e le bizzarrie dei suoi personaggi. Nonché i diversi generi letterari in cui si inquadrano. Ci regala un piccolo prodigio: un romanzo tranchant e inesorabile. E’ al tempo stesso, un’incursione esilarante e disperata nella pornografia e una parodia del sentimentalismo. E di quella illusoria ricerca della felicità che è inscritta nell’atto di fondazione degli Stati Uniti d’America.

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Brautigan, morto suicida nel 1984 a soli 49 anni, è stato un’icona del movimento hippie di Haight-Ashbury. La sua visione del mondo è una visione pura, in cui l’energia delle cose le richiama l’una all’altra, influenzandole e infiammandole a vicenda.

In Willard E I Suoi Trofei Di Bowling troviamo gli elementi connettivi della sua narrativa: una vena di malinconia amalgamata all’elettricità della casualità, la persistenza di un destino ineluttabile. La buffa leggerezza dell’esistenza. Il disincanto di chi scrolla le spalle pensando fa lo stesso, una certa comicità preterintenzionale, le metafore bislacche che o fanno centro o finiscono così fuori bersaglio da sembrare freddure fallite.

Con uno sguardo sulle esperienze umane che ricorda sia John Fante che Richard Yates, Brautigan raccoglie e assomma attorno al feticcio Willard microstorie di sapore acre e personaggi sghembi, affastellandoli l’uno sull’altro come una colonia di coralli si raggruppa attorno a uno scoglio, giocando nel mischiare la parodia con i piccoli/grandi drammi che popolano quelle costruzioni che sono le esistenze di ognuno.

Forse è proprio vero che la vita ti fa venire “gli orecchi sempre infuocati d’imbarazzo”. Che i numeri devono essere sempre ricollocati nel posto giusto. Che il destino segue i passi di un cane vagabondo.

WILLARD E I SUOI TROFEI DI BOWLING – MINIMUM FAX – 2019