I Sopravviventi di Girolamo Grammatico – Recensione

I Sopravviventi di Girolamo Grammatico – Recensione

I Sopravviventi è in prima battuta un libro di Girolamo Grammatico, garanzia di pagine ricche di spunti, riflessioni e di ciò che si può realmente chiamare letteratura.

Il tema veicolante è il mondo dei centri d’accoglienza (che agiscono sul sintomo e non sulle cause, come una Tachipirina), in cui il protagonista lavora fin da giovane e per lunghi anni.

Luoghi attorno ai quali gravitano i senza fissa dimora, i senza casa, quelli che ci sono finiti in strada e quelli che lo hanno scelto, ma anche tutti quelli che di questi si occupano. Secondo la legge (le norme) e secondo la morale, due parametri molto spesso opposti.

Insomma, parla anche di quelli che hanno le chiavi!

I Sopravviventi è un romanzo attraverso il quale il protagonista ci apre una finestrella sul suo mondo di studente fuori sede che decide di occuparsi del prossimo per dare un senso alla propria vita.

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Solo che la finestrella, più andiamo avanti con la lettura più si spalanca mostrandoci tutti i risvolti di situazioni che da fuori possono sembrarci in un modo e si rivelano diverse, tanto diverse.

In I Sopravviventi l’autore, entrando in contatto con chi è emarginato, escluso dalle logiche, chi non può votare perché privo di residenza, si pone domande e ci fa porre domande, sulla società, sul rapporto che abbiamo col prossimo, con la nostra coscienza.

La sua mente, plasmata da una formazione sociologico/filosofica, e associata a una spiccata sensibilità ci aiuta nella comprensione del senso più profondo dell’aiuto.

Il protagonista si accosta a esistenze complicate con la delicatezza e un riguardo che donano una nuova prospettiva, ci mostra come è possibile essere immersi nelle vite altrui cercando in ogni modo di rispettarle, di considerare l’essere umano, partire da lì, e non da cosa a questo manca.

Senza fissa dimora, senza tetto… definire qualcuno in base a una mancanza, che non è mai una colpa, è socialmente accettato, ma è davvero normale?

Perché è costume definire una persona per ciò che non possiede, la casa, e non per ciò che è.

Quindi, io che non sono laureato, sono un “senza laurea”. Io che in quel periodo ero l’unico senza patente, ero un “senza patente”. Perché la dimora ci definisce così tanto?”

Questo libro è un’esperienza da vivere. Buona lettura!

I SOPRAVVIVENTI – GIULIO EINAUDI EDITORE – 2023

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