Lonely Boy di Steve Jones – Recensione

Lonely Boy di Steve Jones – Recensione

Lonely Boy è la versione della storia dei Sex Pistols, ma non solo quella di Steve Jones, il chitarrista e ideatore del gruppo.

Già, ideatore al contrario di quanto si creda che sia stato il cantante John Lydon, alias Johnny Rotten, o il produttore Malcolm Mclaren.

In Lonely Boy, Steve Jones rivela al mondo la sua vita dalla nascita a oggi. Senza filtri, corollari, fronzoli. Niente di niente. Solo quello che è stato e che è successo secondo lui da quando era un bambino fino a oggi che è personaggio di spicco delle radio californiane.

Chiaro che il pensiero va subito al racconto mitologico che tutti hanno dei Sex Pistols. Gli inventori del punk, probabilmente, quelli che lo hanno messo in atto meglio, sicuramente.

Ma prima di addentrarci in un punto di vista fatto su misura per un lettore pronto a tutto, ci troviamo a vagare in una Londra periferica dove la sussistenza si basa anche sull’accoppiamento necessario per tirare avanti.

Steve Jones resta senza padre molto presto e si trova dentro casa un tizio altezzoso, tale Ron, che a muso duro impone le sue regole. Probabilmente il bisogno di fuggire da qualcosa d’imposto nasce proprio da questo obbligo che arriva a sottomissioni sessuali puerili e a denigrazioni di ogni sorta. Fino a quel giorno che Steve prende coscienza che il suo mondo è da un’altra parte. Sua mamma non riuscirà a fermarlo, succube del menage familiare che la difende da una realtà abbietta.

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E’ il periodo dei furti, dei casini di ogni tipo, di attrarre ragazze ma sempre con la filosofia di una botta e via. E della scoperta del sollievo ammaliatore e pretenzioso dell’alcol.

L’autore non risparmia nulla al suo passato come se fosse il suo stesso giudice al quale chiedere la grazia.

Vaghiamo per i vicoli di Londra fino ai riformatori con la certezza che arriverà il momento dei Sex Pistols.

E il momento arriva e in grande stile perché scopriamo che appunto il più punk di tutti probabilmente è lo stesso Jones nonostante l’aria, il pensiero e i vestiti di Johnny (detto Rotten sempre da Jones) Lydon emanassero magnetismo a prima vista.

“Non sarei mai stato uno di quelli che accettano tutto quello che gli altri vogliano tu faccia, perché così finirai con il ventre squarciato e le chiappe avvolte nella plastica.”

Il racconto è personale, schietto e intimo ma sempre rivolto al lettore. Battute ironiche di tanto in tanto spezzano la serietà della storia che assume risvolti tragici con la morte di Syd e Nancy (la sua compagna) e la fine dei Sex Pistols. E dei ‘giovani assassini sexy’ come li chiamava Malcolm Mclaren.

La storia sfocia nella vita di Steve Jones fino alla tossicodipendenza, all’alcolismo, alla dipendenza del sesso e di quei furti che non ha mai smesso di commettere. Tutto sembra perdersi a Londra allora Jones ricomincia la vita in California. Los Angeles diventa la città della rinascita. E della consacrazione come grandissimo artista.

Il libro è anche uno splendido regalo per quel fan dei Sex Pistols che è stufo di sentire solo la campana di Lydon.

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