Recensione di Ominiteismo E Demopraxia – M. Pistoletto


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In Ominiteismo E Demopraxia, Pistoletto, un artista con la A maiuscola, condensa il pensiero filosofico e morale di una vita, mostrandoci come, ognuno per sé ma tutti insieme, possiamo cambiare il nostro approccio e la nostra idea di ‘res publica’, rifondando la società e le relazioni umane.

Ominiteismo E Demopraxia è un manifesto per l’essere umano. Un essere umano fatto ad arte.

Il cambiamento”, spiega l’Artista, uno tra i maggiori esponenti italiani dell’arte povera, “inizia da due aspetti fondamentali, la religione e la politica. L’Ominiteismo pone sia le persone sia le istituzioni religiose di fronte a se stesse per un giudizio che non arriva dall’alto, ma mette ciascuno e tutti direttamente davanti alle proprie responsabilità. La responsabilità diviene così la prassi che regola e unisce tutte le parti della società. La Demopraxia sostituisce il termine ‘potere’, dal greco krátos (da cui deriva democrazia), con il termine ‘pratica’, dal greco pràxis (da cui demopraxia), per arrivare con la demo-pratica là dove non si è potuti arrivare con l’imposizione del demo-potere”.

Ogni singola persona deve arrivare a maturare un’autonomia di pensiero ed una responsabilità attiva nella convivenza umana. E l’Arte, e l’approccio che essa ci dona, ha una funzione imprescindibile.

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Tra le installazioni più famose di Pistoletto, come non ricordare i Quadri specchianti, opera del 1962 che gli ha portato riconoscimenti alle mostre internazionali della Pop Art, e Plexiglass del 1964, che lo introduce all’Arte Concettuale.

In Ominiteismo E Demopraxia, lo specchio, nella sua duplice funzione estetica ed ontologica, è fondamentale nella ricostruzione del pensiero di Pistoletto. Lo specchio contiene tutto il possibile. Perché apre davanti a noi l’estensione dello spazio in un continuo presente e, al contempo, riflette noi stessi con tutto ciò che ci siamo lasciati alle spalle. Se poi ci giriamo, dando le spalle allo specchio, vedremo dove stiamo andando.

E quello è il Terzo Paradiso.

Infatti il Primo Paradiso è il giardino dell’Eden, in cui gli esseri umani sono al sicuro, poiché ad essi è estraneo il concetto di sofferenza, sia fisica che morale.

Il Secondo Paradiso è segnato dal morso della mela e dalla nascita del senso del peccato. L’essere umano prende possesso del mondo naturale, lo viola e lo coarta con artifici.

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L’Arte chiede oggi alla scienza di impegnarsi per creare un nuovo equilibrio tra artificio e natura.

In Ominiteismo E Demopraxia ci viene additato un nuovo possibile percorso per l’umanità. Che è possibile sintetizzare in un simbolo costituito da tre cerchi consecutivi. In esso, i due cerchi esterni rappresentano gli opposti, la natura e l’artificio entrati in contrasto. Il cerchio centrale è il luogo dove tocca a noi umani (ri)congiungerli.

Se il Primo Paradiso è il tempo dell’inconsapevolezza. Il Secondo Paradiso l’età della conoscenza. Il Terzo Paradiso ci introduce nell’era della responsabilità.

A quale pro? Per creare una società umana che sappia coniugare la scienza con la pietà. La massima libertà con l’assoluta responsabilità. Di azioni e di pensiero. Con l’introduzione di buone pratiche e del principio di condivisione.

Perché la realizzazione di un’esistenza equa per tutte le persone deve essere il vero, ultimo fine.

OMINITEISMO E DEMOPRAXIA – CHIARELETTERE – 2017

 

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