Quasi Una Storia D’Eroi – Intervista Ettore Gula

Quasi Una Storia D’Eroi – Intervista Ettore Gula

“Ettore Gula disegna dal 1997 storie per le maggiori testate Disney/Panini (Topolino, Pk, WITCH) mentre per Pixar ha realizzato gli adattamenti a fumetti dei film Toy Story 1, 2 e 3.”

Noi lo abbiamo intervistato dopo aver letto e amato molto la sua prima opera da solista, il bellissimo e intenso graphic novel Quasi Una Storia D’Eroi, edito dalla Neo.

Da bambino amavi già i fumetti e volevi fare il disegnatore?

Disegno da quando ho memoria e ho sempre saputo che l’avrei fatto anche da adulto. Mi è sempre sembrato facile e naturale. Inventavo scene, situazioni o piccole storie (per lo più battaglie e cowboy) che poi abbandonavo passando ad altro. Era un modo di fantasticare lasciando libera la fantasia. Non leggevo fumetti, ma un po’ tutti intorno mi dicevano che ero bravo e mi vedevano già fumettista.

Come sei diventato, e si diventa, un disegnatore?

Si diventa disegnatori disegnando. Può sembrare banale, ma è l’unico modo. Non c’è scuola, scorciatoia o consiglio che possa evitarti le ore che bisogna trascorrere per migliorare e per apprendere tutto quello che serve per gestire una storia.

Non si tratta solo di “saper disegnare”, ma di saper raccontare, sentire il ritmo della narrazione, della regia e dei pieni e vuoti che danno equilibrio alle tavole.

È molto lungo e difficile. Nel mio caso l’occasione è arrivata appena uscito dall’Accademia di Belle arti di Brera, quando ho saputo che Disney cercava disegnatori: mi sono presentato e, per mia fortuna, hanno creduto nelle mie potenzialità.

Il tuo lavoro con la Disney esattamente in cosa consiste?

Per Disney e Panini mi occupo solo del disegno lavorando su sceneggiature scritte da altri. In pratica, una volta che la redazione mi assegna una storia realizzo quanto scritto in sceneggiatura. E’ esattamente come la sceneggiatura di un film, con inquadrature, descrizioni degli ambienti e dialoghi, solo che va disegnato invece che filmato.

Come è la tua giornata tipo?

Disegno tutto il giorno, dalla mattina fino a cena e quasi sempre anche oltre. In caso di consegne può capitare di fare le ore piccole. Molto piccole. Sto sulla tavola grafica dieci/dodici ore al giorno praticamente sei giorni su sette, ma non mi pesa perché mi piace. A volte lavoro guardando film o serie tv o ascoltando musica o trasmissioni radiofoniche. Ho lo studio in casa e questo mi permette di stare con i miei familiari e, quando voglio, uscire per il mio quartiere dove non manca il verde.

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Quali sono stati i fumetti che più ti hanno influenzato?

Da bambino non leggevo molti fumetti a parte Geppo o Braccio di Ferro, amavo molto di più i cartoni animati arrivati in Italia proprio quando avevo 5 o sei anni. Più grande ho cominciato a leggere il Giornalino, il Monello e L’Intrepido (non li avrai mai sentiti nominare immagino!). Si trattava di magazine contenitore con storie di autori vari. Poi ho scoperto Asterix e Dylan Dog e qualche autore un po’ sui generis su Comic Art.

Solo entrando in Disney però, ho cominciato a studiare in maniera più approfondita il modo di lavorare dei grandi disegnatori. Per quanto riguarda paperi e topi su tutti ho ammirato Cavazzano, un gigante. Tra i non-Disney: Giardino, Pazienza, Micheluzzi e Toppi. Negli ultimi anni, avvicinandomi a narrazioni e storie più lunghe, stravedo per Taniguchi, Blain, Asano e Gipi.

Quando e come sono nate l’idea e l’esigenza creativa di realizzare un fumetto tutto tuo?

Diventando un professionista mi sono incanalato nell’illustrare storie di altri (già molto impegnativo!) e mi è piaciuto tanto da mettere in stand-by la mia voglia di raccontare. Piano piano però è tornata a galla e da anni scrivo storie nei ritagli di tempo che il lavoro mi concede. “Quasi una storia d’eroi” è arrivata alla pubblicazione, chissà che in futuro non riesca anche con altre.

Da cosa sei partito, da ciò che volevi comunicare, da un personaggio, un luogo…?

L’idea iniziale è stata pensare di essere la cosa più importante per qualcuno che non conosciamo. Qualcuno che ci brama, senza che noi immaginiamo nemmeno la sua esistenza. Durante la lavorazione però il personaggio di Ugo, il protagonista, ha preso sempre più piede e c’è stato questo ribaltamento: siamo lui, vediamo tutto dal suo punto di vista, siamo noi che spiamo.

Quanto tempo hai lavorato a questo progetto e come lo hai incastrato con le tue altre attività?

È stato un lavoro lunghissimo. Ho scritto il soggetto circa 5 anni fa ed era uno dei tanti nel mio cassetto. Un giorno l’ho fatto leggere a Riccardo Secchi, un importante sceneggiatore di Disney e di Bonelli, che mi ha incoraggiato a portarlo avanti. Appena riuscivo a trovare un poco di tempo libero mi ci dedicavo e dopo qualche mese ho terminato lo storyboard e disegnato le prime tavole. In realtà non mi sono mai concentrato esclusivamente su di esso, ma ho continuato a portare avanti anche altre mie storie (di cui ho storyboard e molte tavole definitive).

Quando Andrea Tosti, l’editor di Neo, mi ha proposto di pubblicarlo con loro, ho ridotto al minimo la mia collaborazione con Disney e Panini e per un anno ho disegnato solo “Quasi una storia d’eroi”.

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Chi è Ugo, il protagonista di Quasi Una Storia D’Eroi e cosa rappresenta per te?

Ugo è una persona sola. Una persona schiacciata che ha voglia di sbocciare, di vivere veramente almeno un giorno. Questo suo desiderio prevarica persino l’attrazione che provoca per Erika, la vicina. Ha bisogno di affermarsi e vivere la sua avventura e, alla fine, ci riesce anche se a modo suo.

Quando viene a mancare il controllo che lo aveva oppresso fino a quel momento, la sua reazione diventa incontenibile con tutte le conseguenze del caso.

Siamo abituati ad autori che amano disegnare e raccontare i loro eroi, tu hai scelto dei quasi eroi. Perché?

Non è stata una scelta a tavolino, forse semplicemente non amo molto gli eroi veri, nessuno nella storia lo è. Ci prova Ugo e a modo suo ci riesce “quasi”, anche se in maniera delirante. 

Ho amato moltissimo nelle tue tavole l’utilizzo delle ombre e dei tre colori, i tuoi disegni sono morbidi, riportano ai fumetti che iniziamo ad amare da bambini, e ci trasportano nel mondo che hai scelto di raccontarci con il giusto sentimento. Quanto studio ed esperienza ci sono dietro questa magia?

Non so se meriti di essere definita  “magia”, ma dietro ci sono anni di lavoro.

Quello che ho cercato di curare, e per questo ho rifatto più volte intere sequenze, è la regia, il ritmo della storia per me la cosa più importante. Per quanto riguarda lo stile di disegno, mi piaceva l’idea di creare un contrasto tra un tipo di disegno in genere utilizzato per altri tipi di racconto, e una storia dura a tinte forti.

Questo stile è stata la tua prima scelta sul come raccontare questa tua prima storia?

Sì. La storia è nata con questo stile in maniera naturale. Volevo un disegno fresco e veloce con un segno pastoso, con le linee sgranate. Non si tratta nemmeno del “mio stile” perché altre storie le ho disegnate in maniera completamente diversa.

Quello su cui invece ho fatto varie prove e avuto molti ripensamenti è stata la bicromia. Inizialmente infatti, le prime 20 tavole erano a colori e così sono state acquistate dall’editore.

Durante la realizzazione mi è sembrato che rendessero meglio in bianco e nero, per via di neri molto pastosi e pieni. Alla fine, per evitare che un contrasto così forte stancasse per 300 tavole, ho optato per l’aggiunta di un tono neutrale che mi aiutasse anche per le ombre e per dare rotondità ai personaggi.

Un libro che nella vita è stato importante e uno che non sei riuscito a finire?

Un libro molto importante per me è stato “Il nome della Rosa” letto da ragazzo in due pomeriggi. Fu lo spartiacque che mi trasformò da lettore svogliato a lettore appassionato. I libri che mi hanno appassionato dopo, sono venuti grazie a lui. Ho abbandonato moltissimi libri ma, dovendone dire uno, sarò banale, ma anche qui c’è Eco con “Il pendolo di Foucault”.

Se fossi un libro saresti?

Un thriller/Horror probabilmente perché il mio autore preferito è Kazuo Ischiguro ma scrive un libro ogni cinque anni e io, nell’attesa, leggo tanti  King, Carrisi e Connelly.

Progetti futuri?

In questo momento sono impegnato con Disney per il mercato statunitense. Sto disegnando infatti una storia della serie Young Donald e subito dopo dovrò iniziarne un’altra della serie Spookizone.

Per quanto riguarda progetti come autore unico ne ho vari che cercherò di portare avanti nei ritagli di tempo. Sono storie a cui tengo molto del tutto diverse da “Quasi una storia d’eroi“ sia graficamente che come genere. Spero di riuscire a pubblicarle quanto prima.

Grazie mille Ettore per la tua disponibilità e per Quasi Una Storia D’Eroi che è un fumetto bellissimo, che consiglio di leggere e regalare a chi si vuole bene.

Noi continuiamo a seguirti, in attesa del prossimo!

QUASI UNA STORIA D’EROI – NEO – 2021