Recensione di American War – Omar El Akkad


American War Recensioni

American War, l’ncipit:

“Quand’ero giovane, collezionavo cartoline. Le tenevo in una scatola da scarpe sotto al letto, in orfanotrofio. Poi, quando mi trasferii nella mia prima casa, a New Anchorage, misi la scatola in fondo a un vecchio barile, dentro alla catapecchia che usavo come rimessa degli attrezzi. Ho passato tutta la mia vita a studiare la storia della guerra, e collezionare quelle immagini del mondo com’era prima, immerso in una quiete ideale, mi restituiva una sorta di equilibrio.”

Aprile 2075: negli Stati Uniti inizia una guerra intestina che divide nuovamente l’America tra Sudisti e Nordisti. Non più a causa dello schiavismo. Ma per una misura economica che vorrebbe porre rimedio alla catastrofe ecologica che attanaglia il paese, dove un’estate quasi perenne e l’innalzamento dei mari hanno portato il paese al tracollo.

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Dalla nascita del Libero Stato del Sud – unione tra Alabama, Georgia, Florida, Mississipi e South Carolina – è cominciata la Seconda guerra civile. Ha provocato oltre undici milioni di morti e “quasi dieci volte tanti a causa della successiva epidemia” di un virus letale creato in laboratorio.

In quest’apocalisse si muovono la famiglia Chestnut e la piccola Sarat – una sorta di novella Sarah Connor di Terminator – la cui crescita da bambina della «generazione miracolo» (nata tra il 2074 e il 2095, la fine del conflitto) a donna si dipanerà attraverso un’America ove le esistenze sono state ridotte a ‘metastasi di vita’.

A causa della guerra, la famiglia fuggirà nel cuore del territorio dei Rossi, i secessionisti, fino a Camp Patience, un enorme accampamento-città per le decine di migliaia di profughi del Sud. È qui che Sarat diventerà donna. Abbandonerà i giochi da maschiaccio e i sogni da bambina per scoprirsi improvvisamente troppo adulta. Qui incontrerà un misterioso uomo, Gaines, che le aprirà gli occhi sulle ingiustizie che la sua gente subisce per mano dei soldati Blu dell’Unione. E sempre qui, dopo il terribile massacro che spazzerà via le ultime speranze di una vita normale, Sarat imparerà il sapore della violenza e della vendetta.

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In American War assistiamo a un’America crepuscolare. Non più ‘terra del latte e del miele’ ma popolata da un’umanità dolente e allo sbando. Ovunque baraccopoli abitate da milioni di profughi, ‘fabbriche e fattorie verticali’ dismesse da anni, ‘autostrade coperte di sabbia’ e cieli solcati dai Corvi, ‘congegni bellici progettati per spiare e uccidere da grandi distanze’, ormai privi di controllo.

Omar El Akkad è nato in Egitto. E’ cresciuto in Qatar. Ha la cittadinanza del Canada. E oggi vive in Oregon. Ci consegna un romanzo distopico ambientato in un futuro in cui i cambiamenti climatici e le drastiche misure economiche hanno provocato una nuova guerra civile ed una crisi che pare irreversibile. Trasla carestie, campi profughi, guerriglie dal Medio Oriente all’Occidente. Ci mostra che l’instabilità, le dittature, gli estremismi non sono una peculiarità di determinate ‘zone calde’, ma sono elementi connaturati all’umanità.

Quello che El Akkad vuole rappresentare è, in buona sostanza, come ogni conflitto si ripercuota profondamente sull’essere umano, segnandolo per sempre.

“Questa storia non parla di guerra, parla di rovine.”

American War è un romanzo i cui scenari e atmosfere ricordano sia ‘La strada’ di Cormac McCarthy sia l’Orwell di ‘1984.’ Un libro da leggere soprattutto per comprendere le guerre che tutti noi portiamo avanti ogni giorno. Senza rendercene conto. Contro l’ambiente, il buonsenso e le altrui sfere di libertà.

AMERICAN WAR – RIZZOLI – 2017

 

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