Il Primo Dolore, una citazione:

“E’ dalla mia gola che arriva questo suono cavernoso? Come se chi la possedesse si portasse sulle spalle millenni di sacrificio, di patimento. Mi sembra di non partorire solo mia figlia stanotte, ma tutti i figli che tutte le donne hanno partorito da sempre, dall’inizio dell’eternità. È il primo dolore, il dolore più antico del mondo. Il dolore di chi nasce, accecato dalla prima luce; il dolore di chi fa nascere temendo la morte. E poi c’è quell’altro dolore, quello di rinascere dalla propria stessa carne, partorire un nuovo sé, essere madre di se stessa.”

Rosa ha quarantadue anni, un compagno che la ama, un carattere testardo e vulnerabile fatto di paure dissimulate e incrollabile volontà, di solitudine e selvatico coraggio.

Rosa, che non parla più con sua madre da anni, ora madre sta per diventare a sua volta e, con la certezza di voler essere diversa da quella figura tanto fredda e austera che l’ha segnata nel profondo, scruta con amore il calore che porta dentro per indovinare cosa sarà di lei.

“Andrea non sa cosa significhi tutto questo, ha solo assistito alla lievitazione del mio corpo, ha visto il mio viso arrotondarsi e il seno gonfiarsi, ha toccato la cellulite sulle gambe come se impastasse il pane. Il corpo delle donne è un segreto talmente grande e antico che non mi stupisce che gli uomini vogliano possederlo, spesso con così tanta ferocia. E se noi glielo lasciamo fare non è per condividerne la preziosità, ma per graffiarla e un po’ sporcarla, per sentirci reali e non gioie da portare al collo o strette a un dito.”.

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Agata, invece, è poco più che una ragazzina, un corpo acerbo, una bellezza selvaggia, un carattere incompiuto, l’arrendevolezza alla vita di chi ancora non sa cosa farne.

È così che sposa Saverio, credendo che non esista alternativa a ciò che il destino ha apparecchiato per lei, pure se innamorarsi doveva essere ben altra cosa, pure se sta aspettando un figlio senza davvero sapere perché, semmai lo abbia voluto davvero.

Rosa e Agata non potrebbero essere più diverse, ma vivono entrambe in un corpo che dopo aver dato loro il più potente dei segreti non potrà più tornare indietro, accompagnandole oltre una soglia che le cambierà per sempre.

Due cammini paralleli che si intrecciano fino a completarsi e a congiungersi, un’unica storia sulla forza radicale del venire al mondo, sul legame inestinguibile dei sentimenti più primordiali e istintivi, sulla possibilità di nascere ancora, nascendo madre, ogni volta che in qualche modo lo si diventa o si torna a esserlo.

Il Primo Dolore è il primo libro ad essere firmato Melissa Panarello, con nome e cognome per esteso.

Un romanzo intenso che parla di fantasmi, di anfratti bui e della luce che può nascere soltanto se riusciamo a comprendere l’altro, ad avere compassione dell’altrui sofferenza. Il dolore primigenio, fisico del parto come condizione del venire al mondo, ma anche il dolore carsico, profondo, che permea le esistenze, di tutti. Solo la pietas e il perdono possono suturare vecchie ferite.

La Panarello ci racconta il mistero più grande che c’è: quello di una vita che nasce ma anche del destino che si riesce a vincere sulla roulette del mondo.

Regalandoci un libro potente, struggente, che arriva direttamente alla pancia, che commuove e sommuove, in cui il dolore viene ricucito come un grembo dopo un parto, ove la redenzione e l’emancipazione non sono altro che il dritto ed il rovescio della stessa, identica moneta.

IL PRIMO DOLORE – LA NAVE DI TESEO – 2019