Recensione di Il Regno Di Vetro – Lawrence Osborne

Recensione di Il Regno Di Vetro – Lawrence Osborne

Il Regno Di Vetro, una citazione:

“Ximena apprezzava i vecchi quartieri. La loro innocenza sfiorita, le strade che non dovevano esistere. Il passato condannato a priori per il reato minore d’essere passato. Questa era la bellezza superstite di Bangkok: viali come caotici negozi di reliquiari; una decomposizione con al suo interno un oscuro nettare umano.”

Il Regno Di Vetro è un romanzo che risulta difficile inquadrare in un solo genere.

Sarah è in fuga dagli Stati Uniti. Con sé ha un malloppo di 200.000 dollari che scottano.

Sbarcata a Bangkok, si sistema in un irreale complesso residenziale, il Kingdom, quattro torri di ventuno piani, ciascuna collegata alle altre per mezzo di passaggi chiusi da porte di vetro che solo la chiave di sicurezza in possesso di ogni residente può aprire.

Ma dietro un vetro, specchio delle nostre paranoie, si è sempre sotto stretta sorveglianza – e il rifugio può rivelarsi una prigione. Fuori tira aria di sommossa: anche il regime che domina il paese è di vetro.

In quello spazio chiuso, di un lusso e un edonismo avvelenati, la protagonista farà conoscenza con tre altre donne: una chef cilena, una direttrice d’albergo inglese con uno strano marito e una domestica più strana ancora, e una specie di prostituta eurasiatica d’alto bordo.

Siamo tra i farang, gli stranieri viziati e viziosi, malvisti dalla popolazione locale e da sempre sottoposti all’impietosa indagine radiologica dell’autore, che con questi elementi miscela un cocktail torbido e insinuante.

Si procede così, con tutti i sensi tesi, nei meandri infidi e pericolosi del Regno, fino alle ultime pagine dove Osborne, erede di Graham Greene, sfodera a sorpresa un finale degno di Ballard.

E il lettore, che credeva di avere a che fare col più classico dei thriller esotici, si trova immerso con sgomento in una imprevedibile ghost-story.

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Lawrence Osborne, acclamato scrittore-viaggiatore con la passione per l’esotico torna nelle librerie italiane con Il Regno Di Vetro.

Come molti dei personaggi di Lawrence Osborne, Sarah è in fuga.

A Bangkok si trova in un crocevia di perdizioni molto diverse tra loro, in cui thailandesi, eleganti giapponesi e strambi farang incrociano le loro traiettorie esistenziali fino a produrre gli esiti più impensabili.

Protagonista del romanzo è anche il Kingdom, un non luogo asettico e oscuro allo stesso tempo, toponomastica dal sentore monarchico in un Paese in cui la monarchia e l’autorità in genere sono una presenza incombente.

Altra protagonista è Bangkok, raramente così vivisezionata e penetrata, nel carpire la sua atmosfera così mefitica e, al contempo, così pulsante.

Ma, al di là della storia, la penna di Osborne indaga e indugia sul privilegio e sulle convenzioni sociali, sugli schemi che dividono ed impilano gli esseri umani, siano essi razza, classe o denaro.

D’altronde, il Kingdom può anche essere una metafora della società contemporanea, che espone tutti a tutto, propugnando una sovraesposizione pubblica e una pornografia del visibile.

Ma questo sedicente progresso cozza con qualcosa di più profondo e primordiale: le credenze, i segni ed i sogni, in cui si trovano le verità meno evidenti.

Forse c’è del vero nel proverbio thailandese “Kwam lub mai mee nai loke”.

Non ci sono segreti a questo mondo.

IL REGNO DI VETRO – ADELPHI – 2022

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