“A manual for cleaning women”, è questo il titolo originale di “La Donna Che Scriveva Racconti. Storie vere ma inventate” di Lucia Berlin.

Non capirò mai (se anche me lo spiegassero) per quale ragione Bollati Boringhieri abbia deciso di stravolgere il titolo e di aggiungere anche un simile sottotitolo, quel che importa è che questi quarantatré racconti sono meravigliosi.

Lucia Berlin, questa donna dalla vita incredibile, è entrata prepotentemente (e aggiungo finalmente) tra le maestre delle short stories della letteratura Nord Americana, la notorietà tardiva non le impedisce di certo di prendere posto accanto a Alice Munro, a Edith Pearlman, Joy Williams.
Ciò che conquista di questa donna e della sua scrittura è il modo in cui affronta i maggiori temi di quella che era la società americana (soprattutto americana perché lei in realtà ha vissuto in moltissimi Paesi) con tutti i suoi mutevoli risvolti.

La Donna Che Scriveva Racconti contiene storie che parlano di vittorie, di fallimenti, di solidarietà tra diseredati, parlano di pregiudizi di razza e pregiudizi di classe, di solidarietà.
La vita di Lucia Berlin è un po’ in ogni racconto, in La donna che scriveva racconti infatti troviamo sua madre, suo padre, i nonni, i figli e i mariti, le dipendenze da droga e alcol.

La Donna Che Scriveva Racconti lo trovi QUI.

L’autrice riesce in poche frasi e con qualche dettaglio a descrivere “il male di vivere”, uno stile impeccabile che non cede mai alla retorica e ai luoghi comuni.

Io amo le scarpe e quindi ho scelto un brano da uno dei racconti di La Donna Che Scriveva Racconti, Melina, che parla di scarpe:
“Io e Melina preparavamo la cena e gli uomini andavano al lavoro. Facevamo il bagnetto ai bambini e uscivamo sul porticato, fumavamo e bevevamo caffè, parlavamo di scarpe. Parlammo di tutte le scarpe importanti della nostra vita. I primi mocassini, le prime scarpe col tacco. Gli zatteroni argentati. Gli stivali che avevamo provato. Le décolleté perfette. Sandali fatti a mano. Huarache. Tacchi a spillo. Mentre parlavamo i nostri piedi nudi si agitavano nell’erba verde e umida vicino al porticato. Aveva le unghie dei piedi laccate di nero.”

LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI – BOLLATI BORINGHIERI – 2017

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