La Mia Ombra E’ Tua, una citazione:

“- Quién sabe, Zapata! Bisogna vedere come mi sento quella mattina, ora non posso prendere impegni per domani. Potrei anche esser morto, domani, e anche te… Senti, facciamo così: noi ora si parte con la nostra Jeep aperta e si fa un viaggio glorioso. Si beve e ci si droga per tutto il giorno. Ci si ferma a pranzo a Bologna, con tutta calma. Con grande serenità. Estrema serenità. Poi si riparte, e alle otto siamo a Milano, dove abbiamo una cena molto importante. Si dorme lì e domattina si decide se parlare o no, perché a noi della gente non ci importa una sega, e poi, comunque vada, si rimonta in macchina e si torna a casa. Va bene? Siamo d’accordo?”

Una storia d’amore, questa.

Ed è anche la storia di un viaggio nell’Italia del 2019, epico e comico, ebbro e stupefatto, sventatissimo, su una Jeep del 1979 senza né tetto né sportelli né parabrezza intrapreso da due novelli Sal Paradise & Dean Moriarty: Emiliano De Vito, ribattezzato Zapata, un ventiduenne appena laureato summa cum laude in Lettere Antiche, e Vittorio Vezzosi, lo scrittore di un solo libro, “I lupi dentro”, pubblicato nel 1995 e accolto da un successo planetario che lo portò a rinchiudersi in una casa colonica sopra Firenze e non farsi più vedere da nessuno, non pubblicando più neanche una parola.

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E mentre il Vezzosi e Zapata se ne vanno discutendo – troppo distanti le loro generazioni e le visioni del mondo, troppo diversi i destini e le estrazioni – durante questo rutilante viaggio on the road verso Milano e la fiera-mercato degli anni Ottanta e Novanta, dove il Vezzosi ha incomprensibilmente accettato di tenere una lectio magistralis, infrangendo un silenzio ed una riservatezza durati un quarto di secolo, l’attenzione di un mondo mediaticamente impazzito si riversa su di loro, e i social convinceranno l’Italia a fermarsi per ascoltare in diretta il Vezzosi, “l’unica risorsa e l’ultima speranza”, mentre fa i conti col suo e col nostro passato e, soprattutto, con l’immenso, pericoloso potere della nostalgia che attanaglia il presente e il futuro di questo nostro paese perso nel ricordo di sé.

Edoardo Nesi, già Premio Strega, torna in libreria con La Mia Ombra E’ Tua, un romanzo che non vorresti finisse mai: il racconto di una passione incontenibile, di un popolo in crisi valoriale, di un giorno che “vale una vita intera”, ma che è anche una riflessione sui tempi d’oggi, improntati più all’apparire che all’essere, in cui ci si culla nel ricordo di un’Arcadia ormai sbiadita mentre si resta inerti laddove tutto il resto affonda.

Un libro che, senza scimmiottarla, omaggia la grande letteratura americana – F.S. Fitzgerald, Kerouac, Salinger, J. K. Toole, D. F. Wallace – colandone garbo, grazia, brio, ironia in un romanzo picaresco, spassoso e amaro al contempo. Un libro zeppo di riferimenti musicali e letterari, ricercato nella scelta del lessico e nel rendere le inflessioni della lingua italiana.

Il canto del cigno di una “generazione di irresoluti che si credevano fortunatissimi, già avvinti da una nostalgia incomprensibile e strisciante”. E cos’è etimologicamente la nostalgia, se non il “dolore del ritorno”?

La figura istrionica e fragile di Vittorio Vezzosi, gargantuesca nell’ego e nei vizi, si erge alla stregua di un bambinone imprigionato nel corpo di un adulto di mezza età, un po’ Grande Gatsby, un po’ Ignatius Reilly de “Una banda di idioti”.

Il Vezzosi, poi, ci rivela un piccolo segreto: per salvare il mondo basta scrivere un romanzo.

Così facile? No, ma quantomeno è un ottimo inizio.

LA MIA OMBRA E’ TUA – LA NAVE DI TESEO – 2019