L’Albergo Rosso, una citazione:

“L’uomo non può sempre fare del male. Pertanto, anche nella società dei pirati, si devono trovare delle ore amene durante le quali vi sembrerà di essere nel loro sinistro vascello come su un’altalena.”

Nei racconti di questa raccolta, Balzac delinea due quadri della società francese ambientati in epoca napoleonica: il 20 ottobre 1799 per «L’albergo rosso» e i mesi seguenti alla battaglia di Wagram del 5-6 luglio 1809 per «La pace coniugale».

In L’Albergo Rosso, il primo racconto è un mistery: due giovani chirurghi e un comandante di guarnigione che non vuole lasciare impunito un omicidio da un lato, e un imprenditore in fuga e un oste dall’altro. Trait-d’union e voce narrante, un ricco imprenditore tedesco, al tempo dei fatti in prigione per essere caduto in un’imboscata dei francesi.

“Prima di lasciarci, il signor Hermann vorrà raccontare, mi auguro, una storia tedesca che ci faccia un bel po’ di paura”, e la giovane richiedente viene esaudita, a margine di una cena luculliana che riunisce intorno al tavolo la miglior borghesia francese. Il convivio regalerà la soluzione dell’enigma pur a distanza di tempo, affidata a una felice intuizione, secondo uno stile che ricorda quello di Sir Arthur Conan Doyle.

Storia romantica, invece, ‘La pace coniugale’: alti ufficiali dell’esercito francese, veri e propri sex-symbol dell’epoca. E tante belle e ricche donne, alcune delle quali giovani vedove, a una festa nel momento in cui il fugace impero di Napoleone raggiunge l’apogeo del suo splendore. Uomini e donne lanciati nei piaceri con una audacia che sembrava presagire la fine del mondo, gli allori coprivano a quell’epoca molti errori e “I cuori erano allora nomadi come i reggimenti”.

In entrambe le storie, che si svolgono in interni, i personaggi che muovono l’azione narrativa sono militari a contatto con la popolazione civile, ovvero rappresentanti di due mondi che spesso rispondono a sentimenti e logiche differenti.

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Questo sfrido da occasione per la messa in scena di un vero e proprio studio del comportamento umano, sia maschile che femminile, in cui le parole spesso dicono l’opposto di quanto dichiarano mentre i comportamenti costituiscono l’unica, inoppugnabile, verità.

La ricerca ossessiva del “rovescio” di ogni evento, cosa o persona – ovvero la parte umbratile celata dietro la facciata – conduce Balzac a quel realismo visionario che ricorda tanto la vertigine delle cose viste troppo da vicino.

L’Albergo Rosso fa parte di uno scrigno di gemme che Paginauno ha rilevato dalla storica casa editrice Giovanni Tranchida acquisendo l’intera collana “Il Bosco di Latte”, un Pantheon letterario di 59 volumi di classici. Con autori del calibro di Henry James, Turgenev, Proust, Goethe restituisce ai piaceri della contemporaneità una piccola biblioteca di romanzi brevi e poco noti.

Balzac, con la ricchezza descrittiva e lessicale che ne fa un grandissimo della narrativa, illustra le vicende come parti autonome ma complementari di un unico quadro. In cui possiamo trovare sia una «esatta rappresentazione dei costumi della società moderna» che, al contempo, una «fisiologia generale del destino umano».

Due testi, con una diversa collocazione in quell’opera monumentale che è la Comédie humaine, in cui il lettore è costretto a prestare la massima attenzione ai particolari, perché Balzac ci insegna come grattare con le unghie la superficie delle cose sino a denudare la rappresentazione, senza distogliere gli occhi dalle pieghe, anche quelle meno nobili, dell’animo umano.

Se non è modernità questa.

L’ALBERGO ROSSO – PAGINAUNO – 2018

 
 

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