Recensione di Le Cattive – Camila Sosa Villada

Recensione di Le Cattive – Camila Sosa Villada

Le Cattive è un romanzo che annienta e salva tutti. Una storia forte, disturbante e commovente.

La voce narrante è quella di Camila. Una giovane transessuale che ripercorre la trama della propria vita. La sua infanzia e la sua giovinezza. Il racconto si snoda su più fronti dalla personale scoperta dell’ omosessualità prima, a quella di volere vivere in un corpo di donna. La trasformazione. Fino agli incontri che la battezzano, la segnano, la rendono morta e viva.

In Le Cattive entriamo nei segreti di Camila. Scopriamo che il suo nome da bambino era Cristian. Vissuto in un contesto familiare violento, con un padre aggressivo, alcolista e con una madre succube del marito, indifferente alla sua sofferenza.

«Quell’ animale feroce, il mio fantasma, il mio incubo: era tutto troppo orribile per voler essere un uomo. Io non potevo essere un uomo in questo mondo.»

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Cristian, ormai Camila, poco più che adolescente, decide di fuggire. Di vivere fino in fondo la propria identità. Senza riserve.

Approda a Cordóba. L’intera vicenda, ambientata in Argentina, incrocia anche il losco vissuto politico del paese. Qui Camila inizia a prostituirsi nel Parco Sarmiento. Dove ha modo di essere accolta dall’ unica vera famiglia che abbia mai avuto.

In Le Cattive presto facciamo la conoscenza delle altre trans: della “Zia Encarna” la madre protettrice del gruppo, di “María la Muta”, fragile creatura; della “Machi” curatrice di ogni corpo e anima. Destini che si sfiorano, si amano, si odiano, che cercano di sopravvivere all’ infelicità e alla malinconia.

Leggere questo libro dà tanto. Tantissimo. Si entra in contatto con tutta l’umanità possibile. Con l’ ipocrisia di una realtà perbenista che male accetta le altre individualità, altri colori, capelli, abitudini. In fondo ad ogni pagina si entra in contatto con tutto l’amore del mondo. Con tutto l’ odio del mondo.

«Non sappiamo comportarci bene o male, andiamo per il mondo portandoci tutta la vita sulla spalle, una vita che entra per intero in una borsetta da due soldi comprata in calla San Martín o in calle Ituzaungó. Facciamo del bene e del male senza consapevolezza e a volte ci ritroviamo tutte a fare colazione da McDonald’s, mentre la gente ci guarda con il solito disprezzo, e a volte litighiamo fra noi come gatte in calore e fuggiamo in branco quando vediamo arrivare l’ autopattuglia del Flaco de la Cuarta, il famoso Flaco del Cuarta che ci faceva tanta paura.»

LE CATTIVE – EDIZIONI SUR – 2021

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