L’Idioma Di Casilda Moreira, una citazione:

“Amarsi e odiarsi in una lingua e trovarsi d’accordo in un’altra. Piangere per una storia in una lingua e ridere della stessa storia in un’altra. La lingua si perde in quella dell’altro. Una mattina il mapuche arrivò come un vento che spiana e oggi resta solo l’eco di quell’antica lingua. L’idioma günün a yajüch non possiede nulla al di fuori di sé stesso. Non ha più parole per indicare ciò che non conosce. Legato ai misteri della terra e del vento. Forse la stessa parola che indica la lingua, indica anche il vento. Il vento, come le parole, crea ciò che sfiora e poi si perde..”

In L’Idioma Di Casilda Moreira, un professore di etnolinguistica, Giuseppe Montefiori, da qualche tempo ha un’ossessione che non lo lascia dormire.

Racconta ai suoi allievi che in una zona remota tra la Patagonia e la pampa argentina vivono gli ultimi due parlanti un’antica lingua che si credeva scomparsa (l’idioma degli indios günün a künä), anziani tehuelches unici superstiti di un popolo, senza dimora per necessità, ormai decimato e disperso.

Tuttavia i due custodi di quella lingua, Bartolo e Casilda, non si rivolgono la parola da tanti anni, per via di una lite amorosa che hanno avuto da giovani. Da allora quella lingua se la tengono stretta solo nella testa. Scomparsi loro, quell’idioma morirà, trasmesso com’è solo per via orale. Come fare per impedire che si perda per sempre?

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Annibale, allievo del professor Montefiori, decide allora di raggiungere Kahualkan, un piccolo villaggio in mezzo al nulla, alla ricerca dei due indios.

Proverà a farli parlare l’uno con l’altra, registrare la loro conversazione e recuperare così quel che si può di quell’idioma magico e ancestrale. Facendo al contempo nuove, bellissime conoscenze.

Adrián N. Bravi è nato a Buenos Aires, vive a Recanati e fa il bibliotecario (tre elementi più che degni di nota, dal punto di vista letterario). Nel 1999 ha pubblicato il suo primo romanzo in lingua spagnola e dal 2000 ha iniziato a scrivere in italiano.

Bravi riunisce in queste pagine posti a lui cari: l’Italia, patria di adozione, e le praterie ed i cieli della natia Argentina, riportando in auge il tema dell’abitare una lingua, già caro a Borges. Le lingue non sono solo storie, parole, ma sono soprattutto i sentimenti che infondiamo in esse.

“Cercò di spiegargli che, tra la sua gente, quando uno moriva il suo nome non veniva più pronunciato per paura di svegliare gli spiriti; allo stesso modo, se uno rompeva una promessa nella loro lingua, ciò che aveva promesso e la promessa stessa morivano insieme alla parole.”

Il racconto, sospeso nella luce abbacinante della pampa sconfinata, prende la forma di un viaggio on the road  verso uno stile di vita ed una cultura più che verso una destinazione. Un viaggio che contrappone Ragione e Sentimento, la razionalità del giovane universitario Annibale alla sensitività degli anziani indios. La scienza alla magia. La scrittura all’oralità.

Ma in questo romanzo nondimeno assurge a protagonista il paesaggio che circonda i personaggi ed i silenzi che porta con sé. Infatti, in questo grande palcoscenico saturo di venti, gli abitanti hanno imparato a tacere di fronte al pneuma della terra. È questa la loro virtù.

Noi “civilizzati” riempiamo di parole – spesso ridondanti o insulse – il Mondo che abitiamo mentre loro lo svuotano aggottando, affinché questa barca fatta di storie e ricordi non possa affondare.

L’IDIOMA DI CASILDA MOREIRA – EXORMA EDIZIONI – 2019

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