Marmaglia, una citazione:

“Ci ho provato a toccare il fondo, usando una maschera che non sarebbe mai stata la mia, che non mi calzava. Sono diventato un fantasma privo di sensi, sospeso nel nulla, fluttuante in quella fossa delle Marianne senza fine. Adesso tornavo a galla, riemergevo vicino alla riva, proprio dove si tocca, perché non ho mai imparato a nuotare. Riaffioravo in superficie, con i piedi ben piantati per terra, giusto un pochino bagnati dalla risacca. Sono un mollusco, un mitile ignoto, una cozza che si prende quello che viene, mangia quello che gli capita, che si aggrappa agli scogli, proprio in mezzo, tra l’acqua e la terra.”

L’estate al Poetto di Cagliari è un periodo fantastico negli anni Novanta, se non sei stato bocciato a scuola e non sei costretto per punizione a lavorare nella cucina del ristorante di tuo padre, antro in cui tutto ribolle e odora di pesce, lì con il mare a pochi passi ma irraggiungibile, come gli amici e le ragazze.

Peggio ancora se intorno a te si aggirano i pesci piccoli della mala locale, che tirano avanti rubando, fumando eroina e ingaggiando risse. Dopo aver pulito nell’oscurità centinaia di mitili e aver trascorso serate senza fine a riordinare al ritmo di un’esaltante «Compilascion metal», un giovane sardo scopre la vocazione per la musica e per i guai.

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La sua vita si popola allora di personaggi bizzarri, prepotenti, sbruffoni, che lo spingeranno al limite e poi oltre, in un esilarante crescendo di violenza e comicità, fra ubriacature, gioco d’azzardo, ricatti, drag queen, macchinoni, botte e droga. Perché l’odore delle cozze e dell’eroina bruciata non si dimentica facilmente, e quando è troppo è troppo.

Protagonista e voce narrante del romanzo è Emilio, che è stato uno studente sdrucciolo e ondivago, ora quarantenne precario, cantante amatoriale appassionato, da sempre innamorato della sua compagna “con quel profumo di mare e limoni”, da sempre impegnato a tenersi a galla in un mondo fatto per “chi c’ha li denti”.

Marmaglia è una storia densa di musica: quella ascoltata dal protagonista, che ha una play-list per ogni occasione, ma anche la musica che gira intorno, quella che nostro malgrado ascoltiamo entrando in un bar, o che vibra tra le auto in attesa a un semaforo.

Così i Clash convivono con Amedeo Minghi, Gianluca Grignani e Marco Masini con i Sham 69, i Litfiba con Bob Marley. E i Marlene Kuntz, amati alla follia da Emilio.

Mi piaceva andare ai festival dove suonavano band che spaccavano di brutto. I miei preferiti erano i Marlene Kuntz, e una volta Godano, durante un concerto, mi diede un calcio in culo”.

Emanuele Pittoni è nato a Chivasso nel 1975, da genitori sardi emigrati in Piemonte. Da più di quarant’anni vive in Sardegna. Cantante e autore dei testi delle band isolane Ratapignata e Malasorti, collabora con la Rai, come autore e conduttore, alla realizzazione di programmi radiofonici in lingua sarda. Antropologo fisico, fa parte del collettivo Scrittori da Palco.

Con “Marmaglia”, suo romanzo d’esordio, Pittoni ci ricorda che quando si tocca il fondo, non è detto che poi non si possa più risalire, rendendosi conto che, in mezzo alla ciurmaglia che talvolta ci attornia, rimanere fedeli a sé stessi è sempre l’opzione migliore.

MARMAGLIA – CASTELVECCHI – 2019