Remoria è un ragionamento rotondo intorno a una città, quella nata dalla lotta fratricida tra Romolo e Remo.

Viene subito in mente una battuta di un film, ‘Paura e delirio a Las Vegas’:

“Il circo Bazooko è tutto quello che il mondo alla moda sarebbe al sabato sera se i tedeschi avessero vinto la guerra, è il Sesto Reich.”

Ecco Remoria sarebbe quella città che sarebbe sorta al posto di Roma se Remo avesse vinto la guerra fratricida.

In Remoria assistiamo alla nascita della periferia quella che dai confini del Grande Raccordo Anulare punta il centro di Roma.

L’autore, Valerio Mattioli, inizia con una riflessione giustissima. Ovvero, se il centro della città, la stessa Roma visitata dagli stranieri, è un cerchio di appena sei chilometri di diametro perché in quel 1946 originario del Grande Raccordo Anulare si pensa a un anello immenso, concentrico, ma lontanissimo dal centro della città?

Cosa doveva accadere in tutti quei chilometri di campagna delimitati da un cerchio di asfalto lungo una settantina di chilometri?

E qui iniziano i ragionamenti su un presunto progetto demoniaco, o quantomeno esoterico, intorno alle origini della periferia romana. Di quella suburra che nulla ha a che fare con la parola Roma. E che appunto si chiamerebbe Remoria.

Anche gli stessi abitanti sarebbero diversi dai romani, e anche dai loro discendenti, gli antichi romani. Sarebbero creature autoctone che per sopravvivere, anche a se stessi, adottano soluzioni dettate dal territorio che li circonda. Una sorta di galera mentale che fa dimenticare tutto, aspirazioni comprese, e che tende a ostacolare l’appartenenza a una città eterna, nota al mondo per eccellenze, storia e geografia.

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Così prendendo spunto dalle forme espressive che la riguardano, l’autore racconta, in un linguaggio sublime tra il saggio e il folle, la genesi della stessa periferia romana. In un disegno astrale all’opposto dei canoni precostituiti. Come se il Grande Raccordo Anulare prendesse le fattezze di un sole nero e illuminasse di buio tutto quello che sta nel suo campo di azione.

Si passa dagli accattoni pasoliniani, ai borgatari, ai ‘bucatini’ di Amore Tossico, ai pischelli della musica techno, ai coatti (compresi quelli antichi) e si arriva fino ai giorni nostri.

Si scopre che uno dei pischelli è il qui umile scrivente con il racconto citato ‘Il rave perduto’ presente qui su Rock’n’Read.

E si scopre anche che il Grande Raccordo Anulare, nell’acronimo Gra rappresenta il suo inventore, ovvero Eugenio Gra, l’ingegnere che ebbe la misteriosa idea.

Tra le pagine di Remoria scopriamo una Roma oscura, che si vorrebbe nascondere, che vive ai margini, magnifica e oscena, magica e cruda, esilarante e assassina. Il ritmo della scrittura è battente, come quel martello techno che i pischelli mettevano nel walkman quando uscivano da scuola.

E’ un saggio, ma non è proprio un saggio, perché ai ragionamenti si uniscono anche tanti ricordi periferici. L’autore gira la periferia vagando dalla Casilina a Ostia passando per Centocelle, la Prenestina e tanti altri posti. S’immola per regalarci anche le immagini di Remoria.

Roma e Remoria come Romolo e Remo. Se Roma ha vinto quasi tremila anni fa, dobbiamo forse aspettarci che tra qualche millennio Remoria conquisterà anche Roma? E le sue genti colonizzeranno anche il centro e i luoghi ‘sacri’ della città?

Forse è una visione accecata dal sole nero, intanto godiamoci la lettura di questo libro fantastico.

REMORIA – MINIMUM FAX – 2019