Recensione di Pacifico – Stéphanie Hochet

Recensione di Pacifico – Stéphanie Hochet

Pacifico, una citazione:

“Annodo al casco l’hachimaki con i colori del nostro eterno Giappone. Compio questo gesto con lentezza e solennità, senza pensieri, senza emozioni. Il freddo nelle vene, il tempo si è fermato, sono un fiore di ciliegio sospinto dal vento.”

Pacifico è un romanzo che ci riporta a giorni lontani.

Ultimi giorni della Seconda guerra mondiale.

Su una portaerei dell’Impero del Giappone, il soldato Kaneda Isao si prepara a morire.

Appassionato di aviazione fin da piccolo, Kaneda è stato addestrato al volo e al sacrificio di sé.

È un sakura (letteralmente, “fiore di ciliegio”), un attentatore suicida formatosi nel codice d’onore dei samurai, il 29 aprile 1945 la sua missione è schiantarsi contro un incrociatore americano.

“Il sakura, fiore simbolo del Giappone. Sboccia in primavera e basta un soffio di vento per farlo cadere. Vivere come una fioritura primaverile sarebbe quindi crescere e svanire al culmine della giovinezza, lasciando nell’aria il ricordo della propria bellezza effimera.”

Anche se ha paura, anche se si interroga sull’utilità del suo gesto, non ha scelta.

È una questione d’onore.

Eppure Kaneda dubita.

Sente che la guerra è persa e quel sacrificio non salverà, comunque, il paese.

Kaneda dovrà attingere alla sua educazione e alle usanze ancestrali della sua terra per trovare la forza di andare fino in fondo.

Durante il volo, però, il motore del caccia emette uno strano rumore, sul quadrante si accende una spia…

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Un romanzo che indaga i pensieri di un giovane soldato davanti alla morte e che ci svela la cultura e le atmosfere di un Giappone in bilico tra il passato e il presente.

Stéphanie Hochet è nata a Parigi nel 1975. Autrice di undici romanzi e un saggio letterario, ha curato una rubrica per “Le Magazine des Livres” e collaborato con “Libération”.

Voland ha già pubblicato della stessa autrice “Sangue nero” (2015), “Elogio del gatto” (2016), “Un romanzo inglese” (2017) e “Il testamento dell’uro” (2019).

Pacifico è il racconto di un dissidio interiore e uno sguardo profondo sull’ethos giapponese.

Kaneda è stato iniziato dalla nonna al bushido, il codice d’onore dei samurai, per lui è una questione morale, d’orgoglio patriottico, quella di immolare la propria vita per il Tenno, l’imperatore del Sol Levante.

Un “destino invidiabile” al quale nessun soldato degno di rappresentare il proprio paese può pensare di sottrarsi.

La scrittura di Stéphanie Hochet è intensa, accurata e godibile.

Pacifico coniuga l’estetica e il lirismo di Mishima con la sensibilità femminile ed europea.

E ci svela un piccolo segreto, quasi fosse un haiku.

Siamo tutti gocce d’acqua nell’universo.

Siamo tutti fiori di ciliegio sospinti dal vento.

PACIFICO – VOLAND – 2021