Zodiaco Street Food – Intervista Heman Zed

Zodiaco Street Food – Intervista Heman Zed

Dopo aver letto, amato e recensito il suo Zodiaco Street Food, abbiamo intervistato Heman Zed, per scoprire qualcosa in più su di lui e la nascita dei suoi personaggi…

Heman, ho letto che nella vita hai fatto davvero tante cose interessanti e molto diverse tra loro.

Raccontaci chi sei stato e chi sei oggi.

In ordine più o meno cronologico ho fatto lo studente, poi bassista, DJ, batterista, importatore di abbigliamento per subculture, pizzaiolo in una struttura penitenziaria, scrittore.

Allo stato attuale ho moglie, figlia, tre gatti e mi occupo degli affari di famiglia. “A famigghia”.

Hai sempre voluto fare lo scrittore?

No. Direi che per i primi trentacinque anni di vita non l’avevo preso in considerazione.

La causa di tutto è stata mia moglie (già scrittrice e poeta)  che ha trovato alcuni miei scritti e mi ha esortato a prendere la faccenda in modo più serio e strutturato.

Dall’idea seminale di un mio viaggio giovanile e col suo aiuto è nato La cortina di marzapane, il primo romanzo edito da Il Maestrale.

Come è maturata in te l’articolata storia di Zodiaco Street Food?

È stato l’assemblaggio di istantanee di personaggi e situazioni. Dall’osservazione di una certa umanità inserita in determinati contesti.

Parlaci della scelta del protagonista, Romeo Marconato.

Un uomo rozzo, scaltro, appartenente al mondo della malavita ma sempre al riparo da situazioni estreme. Apparentemente elementare, mentre conoscendolo si rivela avere molti strati diversi (come le cipolle di Shrek), un’etica, una sensibilità, ma è anche un uomo che non sa articolare correttamente una frase in italiano e che nonostante tutto ci ritroviamo ad amare.

Romeo è nato da una precisa idea o è una miscela ben riuscita?

Romeo è una miscela di voci e personaggi condensati in uno. Ho lavorato alcuni anni in un carcere e le molte persone detenute incontrate e conosciute hanno contribuito a formare il “puzzle” Romeo.

A partire dal caratteristico tic linguistico.

L’ambientazione del libro è la provincia veneta, ti compete in qualche modo come zona e stile di vita?

Assolutamente sì.

Se consideri che la città più grossa è Verona che ha circa 260000 abitanti, capisci che l’intero Veneto è un’enorme provincia ed è quindi logico assorbirla in toto.

Con le sue differenze e contraddizioni ma con quel comune spirito quasi “goldoniano” nell’affrontare le cose, soprattutto nella fascia lagunare.

Che è quella in cui vivo.

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Nel libro i soldi, o l’idea di averne e sistemarsi definitivamente, sono ciò che fa muovere le cose, la leva per le azioni che i protagonisti fanno o non fanno… un po’ come riflesso della società contemporanea.

Nella tua vita cosa ti mette in moto?

La curiosità. Volere sempre vedere e conoscere qualcosa di nuovo ogni giorno. E non prendersi mai troppo sul serio.

Zodiaco Street Food è un romanzo divertente e sicuramente pulp, leggendolo ci ho felicemente ritrovato i fratelli Coen per alcuni aspetti, Tarantino per altri, ma chi sono i tuoi riferimenti, anche al di là del mondo cinematografico?

Ho un forte debito di riconoscenza formativa nei confronti dell’intera redazione di Frigidaire: Sparagna, Liberatore, Mattioli, Scozzari, Tamburini e soprattutto Andrea Pazienza.

Il reality show e lo chef televisivo Vitiello, l’ex spia russa, sono tutti  elementi che aggiungono ampiezza allo sguardo che riusciamo a dare alla storia e solleticano la curiosità pagina dopo pagina, come sono nati e vorrei sapere se si sono subito incastonati a dovere.

Se ogni cosa è andata presto al suo posto o meno.

La spia russa è un personaggio reale di mia conoscenza, ex ufficiale dell’Armata Rossa. Mi aveva colpito la sua storia, la necessità di reinventarsi dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Vitiello, invece, è nato da una considerazione fatta durante una chiacchierata con un amico. E cioè che, a fronte di una miriade di programmi a tema culinario, ci sono sempre meno persone che cucinano e che si affidano alle gastronomie take away.

Perché ciò che interessa non sono tanto le ricette, quanto i novelli cuochi gladiatori che lottano nella cucina arena.

Ne resterà uno solo, a colpi di brasato. Entrambi i personaggi comunque hanno fatto parte fin da subito della struttura narrativa.

Quanto tempo ci hai impiegato a scriverlo e cosa ti ha impegnato maggiormente, su cosa hai lavorato di più?

Ho impiegato circa diciotto mesi per scrivere la prima bozza.

Non saprei dire se c’è stato un qualcosa su cui ho lavorato di più. Di solito, prima di scrivere, faccio un lavoro a monte di caratterizzazione dei personaggi, scelta dei luoghi e intreccio narrativo che mi porta ad avere ben chiara la struttura drammaturgica della storia che voglio raccontare.

La mia è una scrittura di tipo filmica, prima di partire devo avere lo storyboard completo.

Se oggi potessi cambiare una cosa di Zodiaco Street Food lo faresti e nel caso cosa sarebbe?

Nulla. Ho cambiato solo un paio di volte il finale fino ad arrivare al definitivo e, per quanto mi riguarda, soddisfacente e in linea con l’arco del personaggio.

Un libro che nella tua vita è stato importante e uno che non sei riuscito a terminare?

Te ne cito tre che hanno segnato tappe fondamentali: I ragazzi della via Pal, Tre uomini in barca e Il Maestro e Margherita.

Per quanto riguarda quelli non terminati, uno su tutti direi Una sfortunata mattina di mezza estate di Will Self.

Se fossi un libro saresti?

Colla di Irvine Welsh

Progetti per il futuro?

Un romanzo in stesura, un paio in testa, sopravvivere con dignità, andare in Islanda.

Grazie mille Heman per la tua disponibilità, per la bella lettura che è Zodiaco Street Food e spero a presto!

Grazie a te dell’ospitalità, e del tempo che hai dedicato a Romeo & Co.

ZODIACO STREET FOOD – NEO – 2020

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