Cristiano Godano, dopo la recensione di Nuotando Nell’Aria, ci concede una sonora intervista.

Com’è nata l’idea del libro? 

Parlandone con Elisabetta Sgarbi, che mi ha detto “Potresti fare un racconto da una delle tue canzoni….”. Io ho subito rilanciato e le ho detto “Potrei parlare di tante mie canzoni anziché una soltanto…”.

Perché hai scelto proprio i tre primi album? 
Perché mi piaceva molto l’idea che i capitoli del mio libro fossero la successione, per così dire filologica delle nostre composizioni, dalla prima che compare in ordine di scaletta sul nostro primo disco in avanti, tenendo a mente l’eventualità di un sequel che non so se arriverà mai ma che mi piace non ritenere impossibile. Che siano tre e non quattro o cinque è dovuto al fatto che alla fine del terzo ero abbastanza stremato…

Dove nasce la tua, e degli stessi Marlene Kuntz, fonte inesauribile d’ispirazione? 

Speriamo tu abbia ragione nel ritenerla inesauribile…. Forse dal rendersi conto che con l’arte c’è una componente importante che ha a che fare col gioco: che non vuol dire “spensieratezza fanciullesca” o cose simili, bensì affrontare il processo creativo con l’idea di fare esperimenti, di tentare soluzioni nuove, di mescolare le cose e ricombinarle, di darsi sempre nuove regole, di anteporre giusto un po’ la leggerezza alla pesantezza (leggerezza ovviamente illusoria, calviniana, perché nella vera arte nulla è realmente facile e leggero).

Come nascono le vostre canzoni? 

A volte si suona tutti insieme in sala prove e io lentamente comincio a capire cosa potrebbe essere strofa e cosa ritornello o bridge o quant’altro: a quel punto comincio a canticchiarci su in finto inglese, giusto per crearmi un tracciato melodico. A volte invece da un mio songwriting casalingo che poi, sottoposto agli altri, si trasforma in esperienza comune e condivisa democraticamente.

La teatralità dei vostri concerti è fonte di studio oppure è pura e semplice essenza? 
La seconda delle due, senza se e senza ma.
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Ci racconti tre canzoni che ti seguono da sempre? 
Uh… non ci sono, non alla mia mente in questo momento. Ma non credo ce ne siano tre in particolare. Sempre che io stia capendo la domanda nel modo giusto… ovvero sto pensando ai pezzi dei Marlene. Se penso ai pezzi di altri (ovvero se mi stai chiedendo a proposito di pezzi di altri) posso dire che Neil Young, Nick Cave e Sonic Youth hanno sguinzagliato un sacco di canzoni al mio seguito nel corso del tempo, di sicuro più di qualsiasi altro musicista/gruppo. 

Cos’è per te il rock?
Un linguaggio musicale che mi è più di altri pertinente. Non lo considero un credo, non una ideologia, non la “vera” musica: è il genere che mi ha dato di sicuro le emozioni più intense e esclusive che io abbia mai provato, più del sesso probabilmente.

Il tuo linguaggio, originale e profondo, proviene da prima di iniziare a comporre testi o lo hai collaudato in seguito? 
Credo che una certa propensione a introdurre nelle mie frasi (dette o scritte) parole inconsuete sia un tratto caratteristico del me molto giovane: in tutta onestà mi è difficile dire perché, ma è a tutti gli effetti così. Evidentemente questa cosa si è poi perfezionata quando ho cominciato a scrivere testi per canzone, visto che ho sempre più impiegato larga parte del mio tempo nel fare questa cosa. Per fortuna evidentemente sono stato capace di controllarmi e convogliare questa “astrusità” in un contesto di auto-regolamentazione, tale per cui ho saputo centellinare le parole inconsuete nei momenti in cui veramente servivano, evitando una deriva autocompiaciuta e ridondante. O almeno posso immaginarlo, se è vero, come dici, che il mio linguaggio è “originale e profondo”.

Progetti per il futuro?   
Continuare a fare il musicista e a viverci con dignità, senza ambasce, sperando di cavarmela (io coi Marlene) dal disastro delle musica sempre più gratis e immateriale. Nell’immediato invece un mio disco solista diventerà la priorità da quando il tour coi Marlene sarà finito.
NUOTANDO NELL’ARIA – LA NAVE DI TESEO – 2019