I Passi Nel Bosco, una citazione:

“Lui è arrivato e gli bastava arrivare. Non gli occorreva altro. Lui veniva dal tuo mondo e sapeva riportartici, lo conosceva più di te, aveva le chiavi, poteva portarti via con due parole, forse solo con il silenzio. Lui non si chiedeva se ti meritasse, per questo ti meritava. Lui sapeva come renderti infelice. Penso che tu già lo intuissi. Per questo l’hai seguito.”

Alcuni uomini custodiscono segreti, altri invece ne sono fatti della stessa sostanza. Sembrano non avere un passato, o averne troppo. Luchino è uno di questi: imprendibile, amato e odiato da chiunque, ammirato e disprezzato, lontano da ogni cosa eppure sempre così presente.

Sono i giorni del taglio del bosco, un’occasione che riunisce gli abitanti di una piccola comunità dell’Appennino tosco-emiliano. Ognuno viene a dare una mano, curiosando o bevendo qualche bicchiere in compagnia. Ma non ci sono soltanto i boscaioli e le loro famiglie: le facce note e meno note sono tante.

C’è la Betti, proprietaria dell’albergo diffuso, per cui quel taglio è simile a un dolore: il bosco apparteneva al suo Fausto, e da quando lui non c’è più l’edera e i rovi hanno preso il sopravvento. C’è Francesco, il notaio, che sta cercando quel delinquente di suo figlio Danielone, fratello minore di Antonello, controverso commercialista. C’è il mite Oreste e l’energica Luisa. Ricomparirà forse anche Luchino; qualcuno in paese sussurra che sia tornato, sebbene ancora nessuno l’abbia visto.

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Del resto Luchino è fatto così: tempo fa se n’è andato là fuori nel mondo, chissà per quali avventure, e adesso si fa vivo quando più gli aggrada. Ciascuno dei personaggi pretende qualcosa da lui, ognuno ha un rancore, un rimorso, un conto da saldare, un affetto bisognoso di conferme. Tutti resteranno delusi. Perché da Luchino ciascuno di loro ha provato a rubare qualcosa – uno sguardo, una parola, il modo figo di stare al mondo -, ma nessuno è mai riuscito a diventare come lui. Anzi, chi ha provato a imitarlo è finito in rovina.

“Quando scompare si stupiscono di come tutto sia stato irreale, insieme a lui, anche la loro stessa vita, e lo rimanga: come quando fumi con la mano sbagliata, che la sigaretta finisce e ti sembra di non aver fumato.”

Sandro Campani ha un gran talento: sa raccontare la giostra delle relazioni umane, la benevolenza che riconosciamo ai vincenti e la piccineria che conferiamo ai perdenti. Molti sono i personaggi di questo libro, solo uno però conosce il destino di tutti: il bosco. Perché Campani riesce anche a dar voce a una natura che informa e plasma gli uomini: alla selva fitta, al vento che frusta gli alberi, all’acqua che zampilla tra le briglie, al profumo della terra dopo un acquazzone.

Il bosco è proprio come una piccola comunità, elementi naturali affastellati l’uno all’altro che cercano di sopravvivere in qualche modo, nel brulicare molliccio e odoroso del sottobosco. Se si vuole abbattere un singolo albero, bisogna sempre tenere conto di tutti gli altri, ripulendo sempre il bosco, affinché possa respirare e continuare a vivere, in ordine.

I Passi Nel Bosco, anche grazie a una scrittura minuziosa e piacevolmente mutevole che rispecchia i calanchi e le stagioni dell’Appennino, rammenta l’inesorabile scorrere del tempo del “bosco vecchio” di Olmi, la maestria dell’allusione di Isherwood, “Le Correzioni” di Franzen nel racconto delle isolutidini nella vita di ciascuno di noi, quel carico di delusioni, rammarico e rimpianti che sembra attanagliarci in un pomeriggio greve di pioggia.

In ciò la nostalgia, o “dolore del ritorno”, è intrinsecamente democratica, proprio come l’amore: trafigge tutti, nessuno escluso.

I PASSI NEL BOSCO – EINAUDI – 2020